venerdì 10 dicembre 2010

Libero Sfogo - Pinocchio - il grande Musical - Un buono spettacolo, con qualche "ma"

La Rancia mette in musica il burattino (per inciso, marionetta) di Collodi .

[Updated 16-12]

Stavolta voglio parlarvi di una commedia musicale che ha ormai qualche annetto: Pinocchio "dei Pooh".

Al momento della sua uscita ero molto scettico; il nome dei "Pooh" messo in bella vista, non mi lasciava presagire niente di buono:

Solitamente, tutti quei gruppi che si mettono a scrivere musica teatrale, finiscono con il fare delle "raccolte di canzoni " (legate alla meglio dal filo di qualche dialogo) più che vere e proprie opere teatrali degne di questo nome.

Va anche detto che il 2002 era l'anno in cui Pinocchio andava assai di moda grazie anche all'uscita nelle sale di quella "cosa" inguardabile che era il film di Benigni.

Supponendo che fosse una delle ennesime trovate commerciali nate per sfruttare la manìa collettiva, non gli detti nemmeno troppo peso; difatti venni in possesso successivamente del DVD grazie al solo fatto che fosse in regalo con una rivista.

Nonostante presagissi il disastro, mi sono dovuto ricredere.

Il motivo della riuscita dell'opera è riassumibile col dire che questo musical è stato creato da un gruppo di persone in cui ognuno ha fatto la propria parte senza tentare di fare ciò di cui non era capace.

Si tratta di una commedia per bambini e grandi, scritta a mo’ di favola moderna, che si è avuto il buonsenso di non appesantire con sfumature forzatamente drammatiche o letture “finto-profonde” (come accade,ad esempio, nel contemporaneo film di Benigni).


La compagnia

Da parte della compagnia della Rancia è apprezzabile la capacità di saper riconoscere i propri limiti e cercare di fare del proprio meglio all'interno di essi, senza strafare.

Benché si tratti di una grande compagnia di professionisti, sono riusciti a scrivere un'opera che non pecca mai di presunzione o affettazione.

E’ stato scelto il formato della "commedia musicale", piuttosto che quello dell'Opera Popolare (come si fanno chiamare la maggioranza dei mattoni spaccapalle moderni); cercando di partire dall'esperienza di Garinei e Giovannini con la grande commedia Sistiniana, arricchendola d’un linguaggio più moderno e completo (scenografie, effetti speciali, costumi, balletti...e qualche sonorità insolita come il Rap o la disco).

Il tutto impreziosito dall’ uso di qualche effetto teatrale (niente di maestoso ma efficace);

Anche il Cast si dimostra all’altezza, tutti convincenti e molto ben calati nella parte: una volta tanto non si ha il sospetto che qualcuno sia stato scelto più per il nome che per le Physique du rôle.



La sceneggiatura

Fatti salvi alcune piccole incongruenze risolvibili (Esempio: All’inizio Pinocchio si comporta come se fosse effettivamente appena nato e sapesse a malapena parlare, dopo due minuti, all’arrivo del Grillo, rinsavisce d’un tratto ed arriva a rimproverarlo perché “sta facendo casino e c’è gente che dorme”), dal punto di vista drammaturgico si vede la mano di gente esperta nella scrittura e nell' "economia" teatrale (e non il solito giornalista/dialogista/scribacchino televisivo prestato al teatro.).

Contrariamente a quanto fanno la maggioranza degli spettacoli spaccapalle di cui sopra, Pinocchio non segue pedantemente il romanzo di Collodi, ma inserisce contestualizzandoli elementi e personaggi nuovi, che tendono ad attualizzare la storia o a giustificare alcune scelte della trama; tutto però senza mai risultare forzato.



I motivi di una scommessa vinta.

In questo spettacolo la la Rancia, con tutto l'énturage, ha dato prova di sapere bene come "funziona" il genere, riuscendo a conquistare e commuovere sia grandi che piccini..

Questo spettacolo, a mio parere, insegna molto su come si dovrebbe scrivere una commedia musicale.

A partire dai personaggi ben tratteggiati che riescono a coinvolgere lo spettatore che, in positivo o in negativo, si riconosce nei loro pregi e nei loro difetti.

  • Personaggi Plausibili

Pinocchio rappresenta bene il bambino ingenuo curioso e svogliato che si lascia coinvolgere dalle cattive amicizie

Lucignolo (benché si sarebbe potuto approfondire meglio) è a metà fra il discolo e il capobanda: l’adolescente che cerca in tutti i modi di sembrare “grande”.

Geppetto si trova alle prese con tutti i problemi del padre, ma allo stesso tempo con la malinconia dello scapolo (poiché Pinocchio non è suo figlio naturale) e con i rimorsi di un passato che si chiama Maria, la donna con cui questi in passato ha avuto una storia mai portata fino in fondo, e di cui (s’intuisce) sia ancora innamorato.

A questi personaggi fanno da sfondo il Gatto e la Volpe, ricalcati sul clichè dei “simpatici farabutti”; un Grillo RAP (ma non troppo) che snocciola rime a mitraglia ed una Fata-ragazzina un po’ sorella maggiore un po’ mamma.

  • Motivi musicali ben sviluppati e testi semplici ma incisivi.

Un altro punto importante sono le canzoni:

Devo ammettere che qui i Pooh (sospetto assistiti da qualcuno esperto nel genere) si sono dimostrati all’altezza del compito.

In particolare bisogna segnalare l'ottimo lavoro compiuto dalla coppia Stefano D'Orazio - Valerio Negrini, che confermano l'importanza CHIAVE del librettista/liricista in un'operazione del genere; e la necessità di affidare il compito a chi abbia maturato abbastanza esperienza nel campo per farlo. Scrivere buone liriche è un'arte, ben lontana dalle scrivere della prosa o altro. I testi, infatti, risultano veramente ben fatti e (quasi) mai "stonati"

[A dire il vero alcuni punti che sarebbero da limare ci sono come in: "Un figlio perfetto...con due canzonette lo nutri" non mi pare un'immagine molto efficace, o la parola "casino" qua e là che mi pare un po' gratuita, comunque roba di poco conto].

I brani, che si rifanno a vari generi, non risultano mai monotoni o ripetitivi (forse anche grazie alla varietà di autori che ci sono dietro).

Sono riusciti a cogliere la vera essenza della canzone “teatrale” : motivi musicali accattivanti e ben sviluppati, completati da testi che sviluppano un argomento in maniera COMPRENSIBILE e COERENTE (oggi una rarità), imperniandosi su pochi messaggi SEMPLICI ed allo stesso tempo UNIVERSALI, in cui lo spettatore può riconoscere la propria esperienza:

La paternità:

Quale padre non vorrebbe un figlio perfetto che dev’essere esatto in ogni dettaglio, per dare la massima soddisfazione, ma senza bisogno di manutenzione? O non si è mai preoccupato per non riuscire più a seguire il proprio ragazzo perché “misura il mondo con un altro metro”?

  • La voglia di cambiare:

Chi di noi non si è mai pentito del proprio passato e non vorrebbe andare via/e reinventarsi la vita (brano veramente commovente, in cui si raggiunge un livello di lirismo piuttosto alto)

  • L’amicizia

La fortuna di avere un amico sempre accanto nei momenti di sconforto, “le feste passano, gli amici no” .

  • La ricerca di riscatto

Chi, potendo, non vorrebbe tentare il tutto per tutto alla ricerca d’un miracolo, che dia finalmente una svolta alla nostra vita, perché “la fortuna non aspetta / quando ti do appuntamento al buio”

  • Il motivo di chi si sente diverso:

Quando in realtà è solo più uguale degli altri


Non mancano poi i brani comici e allegri e scanzonati, come quelli affidati al gatto e la volpe o al Grillo.

Né i brani che contestualizzano l’azione ( affidati ora ai ragazzi amici di Pinocchio nel paese dei balocchi ora agli abitanti del villaggio ora ai pesci sott’acqua.



Arie teatrali ben strutturate.

Uno dei tipi di canzoni più difficili da scrivere per un’opera teatrale, a mio parere, è quello di tipo descrittivo o d’ambiente.

Chi scrive deve sempre mirare a non calare di ritmo, cercando di mantenere viva l’attenzione di chi guarda chiamandolo in causa continuamente, cercando di isolare nel brano alcuni passaggi emblematici in cui questi si senta coinvolto direttamente.

All’interno della semplice struttura della “canzonetta” è molto più facile descrivere uno “stato”(anche d’animo) o una situazione piuttosto che un avvenimento o un dialogo, o comunque qualsiasi cosa che obblighi l’autore a fornire dati ben precisi perché utili alla trama.


Ora spiego cosa intendo analizzando un brano da vicino:

Ho scelto proprio la canzone di introduzione, che spiega la genesi di Pinocchio: “c’era una volta

Innanzitutto va detto che, trattandosi di un prologo (che racconta fatti), il rischio di risultare una lagna è alto; tuttavia analizzandolo vediamo come in pochi versi si tratteggi una situazione senza affogarla in concetti farraginosi:

“C'era una volta un albero al vento
di mille anni e più,
ma la tempesta lo prende in testa
e i rami vanno giù.
Notte di piombo,fiamma di lampo,
rotola il tuono e scoppia l'oscurità”

Il suo termine e le sue conseguenze:

L'ultima pioggia sgocciola piano
e l'uragano non lascia indietro solo guai.

Nel mezzo, una strofa ci dà importanti dettagli sull’accaduto:

C'era una volta un pezzo di legno
che più fortuna avrà.
Precipitando

Ed introduce l’elemento magico che giustificherà la nascita di Pinocchio.da quel ramo:

chiede alla luna aiuto

e lo troverà.

Non può scappare, non sa volare,
ma quasi sempre chi sa sognare ce la fa.

Il motivo del sogno e della speranza, richiamato nella strofa precedente, servirà da ponte per agganciarsi al “messaggio-richiamo” da trasmettere allo spettatore, in modo che questo possa venire coinvolto emotivamente (ed in modo da dare alla canzone un “senso” anche se presa da sola):

“mai lasciare che il vento ci porti via
nel ciclone del tempo.
C'è sempre un mondo

un po' più in là.

Se funzionano i sogni c'è libertà.”

L’utilizzo di parole come “vento” e “ciclone” è funzionale, tra l’altro, a contestualizzare questa strofa nel quadro della tempesta tratteggiata sopra.

Come si vede il discorso fila liscio: si parte da un punto e si arriva ad un altro; ogni parte si aggancia all’altra, sviluppando il discorso in maniera semplice e naturale.

Questo permette allo spettatore di seguire il filo, senza perdersi in discorsi farraginosi, zeppi di subordinate o addirittura senza senso.

Una diversa lettura:
Alcune critiche sono state mosse riguardo al "messaggio" trasmesso da questo spettacolo rispetto all'originale del maestro fiorentino.

Cio' che in genere non ne colgono i detrattori, è che il punto di vista da cui è letta la storia sia diverso rispetto a quello di Collodi (come è diversa la società a cui parlano le due opere).

Non ci vedo niente di male nel leggere diversamente un personaggio, anzi, da parte d'un autore teatrale è quasi doveroso; purché si tratti d'una lettura rispettosa dell'opera, giustificata e lineare.

Questo Pinocchio appare un po' più grande dell'originale, quasi adolescente (con tutti i problemi conseguenti).

Il Pinocchio di Collodi è un racconto didascalico per bambini (tra l'altro,nato a puntate su un giornalino), che si incentra principalmente su un messaggio pedagogico e morale; mantenere la stessa identica struttura anche in teatro sarebbe significato creare uno spettacolo adatto ai bambini, ma apparentemente troppo ingenuo per tutti gli altri (fatte le dovute distinzioni, Pinocchio era un po' il Dodò dell'ottocento).

Sulla scena la marionetta di Collodi perde gran parte della sua "allegoricità" strettamente pedagogica: Un po' per questioni di sintesi teatrale, un po' per volontà, si insiste molto meno sulla scuola e le bugie, per porre in luce (in maniera però mai pretestuosa) i problemi d'una generazione diversa:


All'epoca di Collodi la scuola era un privilegio, oggi l'analfabetismo è stato vinto, ed i problemi principali sono quelli che nascono dal troppo benessere.


Non si punta dunque più un particolare accento sulle marachelle o l'obbedienza; Il tema principale è quello di una generazione "contestatrice" di bambini che si sente già adulta, in grado di scegliere, di ragazzi che sono sempre più soli e alla ricerca d'un affetto familiare che spesso manca loro, perché manca (cosa per Collodi nemmeno pensabile) magari una delle due figure genitoriali (Maria), e senza la guida d'un adulto finiscono per capitare nelle mani sbagliate, o del ragazzino/adolescente che si guarda allo specchio e sente diverso (aspetto appena accennato che meritava forse d'essere sottolineato leggermente di più).


In pratica, come viene sottolineato in una canzone tra le ultime, si vuol parlare ad una generazione senza radici, che soffre più profondamente e silenziosamente di quella di Collodi; non più ai bambini che non vanno a scuola o non dànno retta alla mamma.

Tutti i salmi finiscono in Gloria, tutte le commedie in Amore:


Ad essere pignolo, effettivamente, una cosa che lascia l'amaro in bocca è il finale sulla parola "Amore", che puo' suonare un po' "facile", a mo' di "Deus Ex Machina".

Sembra che oggi il 90% degli spettacoli finisca su questa parola, quale che sia l'argomento.

La lingua italiana, contrariamente ad altre lingue, è molto attenta alle sfumature per ciò che concerne i sentimenti: la parola "amore" va utilizzata con gran parsimonia.

l'Amore nella nostra lingua indica qualcosa di non ben definito ma dalla forte accezione fisica (In Italiano si "vuol bene" alla mamma, ma si "ama" la donna; per questo motivo un parlante italiano sta molto attento ad usare il verbo giusto per secondo l'occasione e il sentimento).

La fatina dice fa diventare Pinocchio bambino perché costui avrebbe "imparato ad amare" (testuali parole); ma il fatto di essere un po' dìscolo, non implica affatto l'essere anche malvagio o non conoscere i sentimenti (tanto che all'inizio dello spettacolo il burattino cantava addirittura "Sempre insieme ad ogni costo" insieme al padre).

Cio' su cui ruota il dramma di Pinocchio, a mio modo di vedere, non è l'Amore in sé, ma semmai la ricerca di "Affetto" (famigliare) e di una "guida" da parte del protagonista.

Geppetto sì, da questa avventura ha imparato ad Amare, e Lucignolo, cresciuto, alla fine preferirà una ragazzina al suo compagno di giochi; Pinocchio no (o comunque è un aspetto poco rilevante per come si è evoluta la storia), semmai alla fine è Cresciuto anche lui, ed ha imparato a distinguere il bene dal male, ed è proprio per poter Crescere e diventare uomo (e forse in futuro trovare l'Amore che lo renderà padre a sua volta) che verrà trasformato in bambino (sarebbe meglio in ragazzino però); questa potrebbe essere una lettura più in linea coi personaggi fin qui presentati, sempre secondo me.


Se vogliamo, però, il finale non è del tutto campato per aria, considerando che la causa dell'intreccio possa effettivamente attribuirsi all'amore (mancato) tra Geppetto e Maria; tuttavia in questo modo si tende, un po' troppo a puntare l'accento sull'amore coniugale tra due personaggi non principalissimi "Geppetto-Maria" lasciano un po' in ombra la figura di Pinocchio e cio' che egli ha imparato da questa avventura.

Purtroppo il finale è uno dei punti più delicati d'un'opera, e non è sempre facile terminare esattamente a piè pari; tuttavia, non essendo proprio del tutto pretestuoso (come troppo spesso accade), non rovina in modo particolare la bellezza complessiva dell'opera.

Conclusioni

Mi sento di affermare che questa sia l’UNICA VERA commedia musicale uscita negli ultimi trent'anni per cui VALE LA PENA spendere soldi per vedere dal vivo.

In questo spettacolo la Compagnia della Rancia (che purtroppo si dimostra ancora una volta essere pressoché l’unica realtà SERIA del nostro paese) al contrario di quanto fanno le compagnie contemporanee, non tenta presuntuosamente di creare un'opera immensamente maestosa, scimmiottando i grandi spettacoli visti qua e là all’estero, ed infarcendo testi e musica di figure ardite che alla fine risultano ripiene di niente.

Piuttosto che copiare male gli altri, ritengo sia preferibile creare un proprio stile; ed è proprio da questo tipo di teatro che si potrebbe partire per creare uno stile “all’italiana” , senza andare a scomodare l’Opera.

Una volta divenuti esperti in questo genere di commedia, si può anche tentare la sfida di qualcosa più articolato e complesso, ma bisogna avere prima le spalle coperte da una solida preparazione ed esperienza (Che purtroppo da noi manca).

Non a caso Pinocchio è l’unica commedia musicale moderna che sia riuscita a sbarcare oltreoceano (e non solo, credo), quando altri spettacoli nemmeno ci provano perché sanno che verrebbero SONORAMENTE FISCHIATI da un pubblico dal gusto molto più affinato (dal tempo) del nostro.

La forza dello show sta appunto nella sua solidità: tolti i colorati costumi e le grandi scenografie, il dramma riesce a reggersi benissimo su una struttura musicale e drammaturgica ben costruita; lo dimostrata il fatto che, a distanza di poco tempo, sia entrato a far parte del repertorio di compagnie di tutta italia (oratori compresi), diventando subito una pietra miliare del genere.

…mentre altri spettacoli ben piu’ blasonati e costosi “muoiono” dopo un paio di stagioni senza lasciare traccia.

Peccato solo che a distanza di quasi 10 anni nessuno abbia più proseguito su questa strada, preferendo imboscarsi nel fallimentare ginepraio pseudo-operistico.


PS: Questa recensione ho voluto dedicarla a tutti coloro che continuano a ripetermi che io sia incontentabile. Sono solo uno che, conoscendo un po' il mondo del recitar cantando, valùta le cose secondo il suo occhio; quando le cose meritano non ho problemi ad ammetterlo (non è colpa mia se son poche), e sono sicuro che il tempo mi darà ragione.

sabato 20 novembre 2010

Libero Sfogo: I Promessi Sposi di Guardì....Rimane pattume...ma puzza un po' meno.

Grazie ad un DVD prestatomi da un'amica, son riuscito avedere questa tanto discussa commedia musicale.

IL CAST

Non è nel mio stile, ma vorrei fare alcune considerazioni puramente ignoranti e personali su un paio di artisti che ho trovato poco azzeccati.

Innanzitutto il fatto che TUTTO il reparto del "fu" NDP sia stato richiamato, quasi al completo, mi fa sospettare una qualche"camarilla" da parte della produzione (a scapito dei tanti potenzialiprotagonisti sconosciuti ma magari bravi)...comunque.. passiamo al reparto (Viavverto che sarò cattivo):

Noemi Smorra (Lucia): Capisco che il personaggio di Lucia sia il più diafano di tutto il romanzo (Osservazione che veniva mossa, a ragione, anche dalla critica contemporanea allo stesso Manzoni), e che quindi si sia cercato qualcuno che ispirasse semplicità ed ingenuità (ché in fin dei conti Noemi è pure carina, senza essere troppo appariscente); va bene il personaggio timido e introverso, ma sinceramente a me quella vocina a tisica risultava fastidiosa.

Nei duetti viene addirittura sotterrata dal compagno di turno (poco male, comunque, tanto Lucia dice le solite 4 frasi per tutto lo spettacolo).


Lola Ponce (la Monaca):Odio i nomi messi lì solo per "far cassa".
Lola Ponce era una PERFETTA Esmeralda (meglio ADDIRITTURA dell'originale Esmeralda Francese, che pareva un travestito), e dato le origini andaluse della bella zingara, l'accento spagnolo, così comel'aspetto sensuale e provocante, calzava a pennello, ma per Gertrude è assolutamente inadatta: troppo provocante.

Inoltre non vedo perché scegliere proprio lei che è sudamericana (e si sente), e certo non ha bisogno di notorietà, quando potevanodare una chance a qualche sconosciuta giovincella di belle speranze.
A voler essere pignoli, poi, l'accento spagnolo della ragazza rischia di deformare il personaggio di Gertrude: Non dimentichiamo che Milano stava sotto la spagna all'epoca.

Graziano Galàtone (Renzo): Sinceramente lo trovo poco espressivo. Anche qui, lui era adatto a fare "Belloccio ma vuoto" Febo nel Gobbo, ma non un personaggio così particolare a tratti involontariamente comico, a tratti goffamente eroico come Renzo.

Gio Di Tonno (Don Rodrigo): Anche lui l'ho visto fuori posto.
Parliamoci chiaro: Gio di Tonno è e rimane il Gobbo, ed è perfetto in quel ruolo... non certo nel ruolo di Don Rodrigo.

Se fosse stata un'opera non mi sarei soffermato su certi aspetti, ma nei drammi musicali le Le Physique du Rôle.

Nel NDP, un po' per l'aspetto, un po' per quel cantare a bocca storta, quella voce emessa come se avesse un apparecchio ai denti, lo rendevano unPERFETTO Quasimodo (Scusatemi se sono cattivo, ma credo che queste suecaratteristiche siano state determinanti per fargli affidare quella parte).

Don Rodrigo è un "giovin signore" dal carattere egoista e spocchioso, dal modo di fare molle e dall'andatura regale (come si conveniva ai nobili d'epoca) che si diverte a turbare l'esistenza ad una povera

contadinotta per puro passatempo...Giò di Tonno non è un Rodrigo credibile a mio parere.

D'altra parte, se uno nasce con un ruolo cucito addosso, non c'è niente di male: un po' come Jack Nicholson che fa sempre il cattivo o Tony Sperandeo che fa sempre il mafioso.


I Promessi Sposi... in Musica: i precedenti.


Per cominciare iniziamo col dire che,contrariamente a quanto ho sentito, NON è la prima volta che Renzo e Don Abbondio incontrano la musica, esistono infatti diverse versioni:

Vi invito a dare un'occhiata ai libretti e a procurarvi le registrazioni (dove esistano).

Credo che la maniera migliore di giudicare un'opera sia confrontarla con altre simili, per rendersi conto di COME uno stesso soggetto drammaturgico sia stato trattato (nel bene e nel male) da diversi autori.

I Promessi Sposi di Ponchielli (1856)
Un' opera lirica del giovanissimo futuro autore de "La Gioconda", scritta praticamente al liceo, il cui libretto venne steso da lui insieme a diversi amici (aggiustato poi da Emilio Praga).Ne esiste una versione in CD, con tanto di libretto, ed è reperibile in giro. L'opera si lascia ascoltare, anche se la trama manzoniana ne esce pesantemente banalizzata riducendola al classico intrigo "lui lei l'altro", ha delle buone trovate sia musicali che drammaturgiche.
Per chi si volesse fare un'idea approfondita Qui ho messo il libretto:

http://www.filedropper.com/ipromessisposi


I Promessi Sposi di Petrella (1869)

Considerata la vera messa in musica del romanzo, con l'apprezzamento dell'Autore.

Purtroppo non ne esiste un'esecuzione e già trovare il libretto è stata un'impresa. Ghislanzoni in questo libretto mantiene pressoché intatta la trama (per questioni di "tempo" molte scene secondarie vengono raccontate più che rappresentate), benché ricorra ai soliti cliché riesce a mantenere buona la caratterizzazione dei personaggi, e a far filare degnamente il dramma verso la conclusione senza cadute di ritmo.

Per i curiosi Qui il libretto :
http://193.204.255.27/operaliber/index.php?page=/operaLiber/booklets/view&id=PromessiSposi.xml&act=1&bookletTitle=I Promessi Sposi


I Promessi Sposi di Tato Russo.(2003)

Musical andato in iscena a partire dal 2003, anno in cui si è visto assegnare molti premi.

Purtroppo non ho mai ascoltato questo spettacolo, tranne qualche brano trovato a suo tempo in giro per la rete.

Devo dire che non amo Tato Russo come autore, e le musiche che ho trovato sembrano confermare le mie aspettative, ma mi sento di sospendere il giudizio finché non ascolterò attentamente tutto.


I Promessi Sposi di Guardì
Vedo questi promessi sposi proprio dopo aver visto la Tosca di Dalla e devo dire che, sulle prime, è stato per me come una boccata d'ariafresca; non che si possa gridare al capolavoro, ma il mio parere sull'Opera non è proprio del tutto negativo.
Lo spettacolo mi aveva, benché non entusiasmato, incuriosito sin dall'anteprima, e mi lasciava sperare si trattasse di qualcosa di buono..

Bisogna riconoscere che, rispetto all'altro pattume che si vede in giro per i teatri italiani, questo, pur rimanendo in parte pattume, puzza meno.

Le musiche in definitiva non sono proprio inascoltabili, ed il libretto è stato scritto con un minimo di attenzione ai versi (solo un minimo però) e qualche rima, che non fa male.

Rispetto a Tosca, Romeo e Giulietta, &C direi che è stato fatto un passetto in avanti (ma siamo comunque al disotto della decenza).

Cosa non va secondo me in questo spettacolo?

L'idea che si percepisce ad un primo ascolto è di qualcosa dalle buone potenzialità ma mal sfruttate; in definitiva lo spettacolo risulta pesaaaaaante, ripetitivo, retorico e piatto.

I brani spesso partono bene, ma poi si "afflosciano", o sfociano in uno dei soliti motivetti "riciclati".

Non c'è mai un bel verso che "colpisca" o una canzone che ti rimanga veramente in mente, qualcosa che ti coinvolga veramente, un'aria in cui riconoscersi a pieno.



I P.S. un'Opera Moderna? Opera... Ma dove?!

Permettetemi un piccolo inciso: Sono arcistufo di sentir affibbiare il titolo di "OPERA" agli spettacoli, solo per giustificare il fatto che si tratti d'un mattone noioso e a tratti econfuso; L'OPERA (quella vera) non è affatto noiosa, tutt'altro, e sarebbe l'ora che qualcuno di questi signori "Autori" avesse l'umiltà di prendere dal nostro passato per imparare come si scrive veramente un dramma.



Le Musiche...parola d'ordine: Riciclo!

Benché preferisca parlare dei testi più che delle musiche, qui il farlo è doveroso, poiché in quest'opera anch'esse hanno la loro parte di colpa.
Effettivamente qua e là ci sarebbero buoni spunti, i quali però non vengono sfruttati adeguatamente a creare un buon brano, complice forse l'eccessiva piattezza e ripetitività dello spartito, che abbia una sua "unicità", che "si regga in piedi da solo" .


Quando dico ripetitività non intendo dire solamente che le canzoni si assomiglino un po' tutte (cosa peraltro vera e difetto comunque riscontrabile in molte delle migliori opere), ma anche che le musiche siano EFFETTIVAMENTE sempre le stesse.

Una ripresa di un pezzo è ammissibile, specialmente quando serve alla trama per ribadire un messaggio, ma così mi sembra veramente troppo:
non puoi "copincollare" l'opera su sé stessa per portare a casa il minutaggio!

Quest'operazione è estremamente deleteria per l'opera stessa, infatti in questa maniera i brani perdono quel minimo di unicità e di "personalità" che potevano avere.

Mi sono divertito a scorrere il dvd cercando di individuaregran parte di queste ripetizioni riportandole in questa lista (i minuti siriferiscono al filmato del dvd) :

*47:52 quando ogni cosa (Fra Cristoforo)

1.46 - solo il silenzio (Cardinale, Conversione innominato)


*30.50 sì la legge è uguale per tutti noi (La legge è uguale per tutti)
35:33 c'è una legge sopra ogni legge (Il rumore del silenzio)


*8.20 oggi sempre come ieri (Oggi come ieri)

31.00 l'uomo quando nasce (La legge è uguale per tutti)

37.16 - porto questo saio (Il rumore del silenzio)

45:09 - se ci negano i diritti (Agnese, Scena della Notte degli imbrogli)
45:32 con gli imbrogli e i sotterfugi (Notte degli imbrogli)
54.37 quando il popolo lo vuole (La Rivolta)
1:06.10. quando il popolo è in rivolta (La Rivolta)
1.07.28 Oggi sempre come ieri (Ecco Milano)
1.25.16 quel convento non ha porte (l'Innominato)
1.27.10 siete il mio tormento la risposta (Fatela Uscire)
2.09.14 lo conservo da quel giorno (Il Lazzaretto)

*3.52 il tempo passa la vita si ripete (Oggi come ieri)
47.12 questa è la notte notte degli imbrogli (Notte degli imbrogli)
54.10 adesso basta la misura è colma (La Rivolta)
1.06.30 è una rivolta contro chi comanda (Ecco Milano)


*56.17 vivevo pensavo le cose di tutti (La bambola col velo)
1.13.57 vivevo pensavo le cose di tutti (Che cosìè questo fuoco)
1.30.18 chi siete VOI, ditemi chi siete (Il buio della notte)
1.54 Madre di Dio io povera innocente

*06.24 tu mi scoppi nella mente (Oggi come ieri)
1.13.10 tu mi scoppi nella mente (Che cos'è questo fuoco)

1.24.43 è una grazia che vi chiedo (per l'onore del casato 41.45) (L'innominato )

*27.25 contro l'ingiustizia (Giustizia...Giustizia)

1.26.31 nobile signora (La bambola col velo)

*1.31.30 il buio della notte (Buio della notte)

2.10.04 il buio della notte (Il Lazzaretto)

*4:50 comincia qui (Oggi come ieri)
24.56 finisce qui (Finisce qui)

2.11.33 comincia qui (Il Lazzaretto)

Non sarà troppo?
Io stesso per redigere questa lista mi son dovuto aiutare con i capitoli del DVD, perché saltando da una parte all'altra del filmato non riuscivo a capire dalla melodia che brano fosse, da tanto che erano tutte uguali....

Un libretto (in versi) all'insegna della retorica e della banalità.

Se la musica manca di "piglio", anche il testo non è da meno.

Benché si noti, in generale, una maggiore attenzione ai testi rispetto ai suoi contemporanei, purtroppo non basta: Caro Guardì, mi spiace, non ci si improvvisa poeti.

Le liriche soffrono di una generale pesantezza, banalità, retorica ed un discorso spesso male articolato; per non parlare del vocabolario povero, che tende ad appiattire ancora di più il tutto.

Alcuni concetti e parole che vengono ripetuti in maniera veramente fastidiosa:

"Povera gente" "Amore" "Potere" "l'onore del casato" "Vita" "Prepotente" "Disperato" "Cuore".


La più bistrattata da questo punto di vista è la povera Lucia: se avessi una lira per ogni volta che ripete come un'ebete "siamo povera gente / sono innocente / io non ho fatto niente", probabilmente sarei ricco; Credo che si sarebbe potuto valorizzare meglio il personaggio facendole dire cose meno idiote.

Le liriche mancano di scorrevolezza:

La Prova del nove per capire se un testo funziona o meno è quello di leggerlo SENZA musica...

Contrariamente a quanto accade nei libretti di Petrella o Ponchielli, che sono facilmente leggibili e comprensibili senza musica o messinscena, anche da colui che non conosca il romanzo, quest'opera NON lo è!

Forse ho un modo di pensare antiquato ma, per me, scrivere una canzone è un po' come svolgere un tema:
bisogna esporre il messaggo maniera chiara (premesse - svolgimento - conclusione) cercando di dare "colore" al proprio discorso tramite gli strumenti che la lingua e l' "arte" ci mettono a disposizione.

Il fatto di essere testi scritti per musica NON significa che i discorsi non debbano essere corretti, lineari e ben costruiti.


Un esempio della poca linearità lo si vede subito all'inizio, in pezzi come:

Ti ho cercato....


"Ti ho cercato ti ho apettato

come il buio trova un sogno

come l'anima ha bisogno

di sentirsi dentro te"

Sorvolando sul "ti ho cercatO" (in loco del corretto "cercatA", riferendosi a Lucia) e sul banalissimo "dentro te", che oggi viene inzuppato dovunque:

"Ti ho cercato... come l'anima ha bisogno???"
Il periodo non torna!


"perché l'anima ha bisogno di sentirsi dentro te"

in questo modo, benché banale, evrebbe più senso...

Senza contare che non viene chiarito "dove" "come" e "perché" 'sti due cantino 'sto pezzo;

Soprattutto se si considera che hanno già introdotto il loro rapporto d'amore (Comincia qui) poco prima.

Inoltre, un brano che inizia per "Ti ho cercato ti ho aspettato", presuppone una ricerca e un'attesa; messo ad inizio dramma suona "monco"! Se fossimo stati all'ultima scena, quella del lazzeretto, avrebbe magari assunto un significato... ma qui apparentemente non sembra avere funzione alcuna.

Se proprio si vuol metterlo all'inizio, bisogna inserire una giustificazione, una strofa introduttiva; sarebbe bastato un "cappello" del tipo:

"Su una via di solitudine, cercavo qualcuno con cui proseguire il lungo cammino della mia vita ...ti ho cercata... ti ho trovata..."
per far acquisire alla canzone un senso un po' più compiuto .

In realtà credo che nelle intenzioni dell'Autore, la funzione di questo brano, fosse quella di introduce le le prossime nozze tra Renzo e Lucia, come mi pare di intendere dal verso "la voce di questa notte è un giuramento", ciò non toglie che in un testo teatrale non si puo' essere ermetici nel dare informazioni chiave!




Un altro problema dei testi è l'eccessiva ripetitività, come succede qui:

Finisce qui
Lucia Lucia

sciogli i tuoi capelli

la festa non è piu' festa
ora tutti via

lucia lucia
qualcuno vuole che
non sia piu' amore
amore l'amore
mio per te
e canti e balli inutili

andate via perché
non è piu' festa, è inutile.

Finisce qui
La storia mia con te

finisce qui
ed io non so perché
pero' non puo' finire
la vita mia

perché sei tu
il mondo e forse piu'
la luna tu
la terra il sole tu
sei tutte le parole
ma questa sola basta
amore amore

come dire acqua

terra sole luna
amore amore amore
amore mio

L'acqua l'aria mia
sei solo tu
luce amore mio
sei sempre tu
stelle vita mia
sei tutto tu
sei vita luce aria acqua
terra sole stelle

sei tutto tu

la terra e l'aria tu
sei tutte le parole
ma questa sola basta
amore amore
come dire acqua
terra sole luna

amore amore
amore amore
mio

Praticamente in tutto il testo non trovo un solo concetto compiuto!
Mi sembra quasi di leggere una di quelle perle di saggezza roboanti ma vuote cui i ragazzetti di oggi imbrattano i muri delle città e le panchine...

Se c'è poi una parola da utilizzare con ESTREMA parsimonia per non cadere nel retorico questa parola è senz'altro AMORE, che qui viene ripetuta SOLTANTO DODICI volte.

Tutta questa "nebbia" linguistica finisce per sotterrare le informazioni necessarie alla trama:

"qualcuno vuole che
non sia piu' amore amore l'amore mio per te"

...se voi foste Lucia da questa frase capireste cosa vi stia cercando di dire?

Se l'ha capito...perché non si allarma?
Foste in lei, a una tale notizia, voi non vi agitereste?


Beme, qui mi fermo: credo di aver dato un quadro anche troppo ampio (e disordinato) delle mie idee; purtroppo su certi argomenti tendo a scrivere di getto, spero si sia capito almeno qualcosa :-D


Conclusioni
Pur essendo uno spettacolo che muove qualche passo nella direzione giusta, la strada da fare è ancora lunga.

Dal lato della costruzione dell'intreccio, bene o male il dramma sta in piedi (cosa, come abbiamo già visto, non scontata); ma al pari di altre opere contemporanee soffre dei medesimi difetti dei "musical"
moderni
(benché meno accentuati):

Testi ancora troppo poco curati, confusi, grottescamente retorici, poveri dilessico e di sfumature, figure retoriche utilizzate in maniera impropria.
Musiche ripetitive, "piatte" e troppo poco accattivanti
.

A mio parere questa difficoltà è dovuta, da parte degli autori, al desiderio di creare per forza qualcosa di innovativo, che vada "al dilà" della tradizione, senza però rendersi conto che prima bisognerebbe essere capace di creare secondo i canoni tradizionali per poi stravolgerli.

La poca preparazione da parte dei nostri autori, da una parte, si deve anche al pubblico nostrano che, disabituato alla qualità, ha perduto quell'incontentabilità per cui andava tanto famoso (sulla scia probabilmente del mondo anglosassone dove la spettacolarità e l' "apparenza" spesso prevale sul contenuto e sull'intreccio) e si lascia affascinare dai "lustrini", senza badare se quello che stia succedendo sul palco abbia senso o meno.

A questo aggiungansi dei critici che hanno perso la capacità di criticare come avevano un tempo: Nessuno si azzarda più a"stroncare", oggi si abbonda con i superlativi, e tutto diventa "Fantastico, Emozionante, Magico" ed ogni stupidaggine diventa Capolavoro.

Purtroppo, se abbondano i professionisti "sul palco", mancano professionisti "dietro" al palco; mancano autori che prendano sul serio il proprio compito.

Non basta che ad un qualche notabile della TV o della musica venga in mente di scrivere un dramma, e che recluti un qualche autore di sceneggiature televisive e di canzonette, per costruire un buon intreccio e una buona musica.

Se la televisione puo' permettersi di mettere in scena la normalità, il teatro (specialmente musicale) no:

Sul palco i personaggi sono sempre e comunque stereotipi in cui lo spettatore deve riconoscersi (in positivo o negativo) e qualsiasi frase esca loro dalla bocca deve essere ben calibrata e sintetica; qualsiasi azione compiano deve avere delle conseguenze e delle giustificazioni precise, senza mai calare di ritmo, badando sempre a rendere chiaro il "succo" del discoroso e il messaggio che si vuol
trasmettere.

Per terminare, concedetemi un'ultima battuta:
Come dico spesso agli amici, un vero capolavoro deve potersi ascoltare con piacere in ogni situazione:

Metterei il CD con le musiche in questione nello stereo dell'automobile, per canticchiarlo mentre guido?

Io no, e voi?

domenica 10 ottobre 2010

Les Misérables - Who Am I

Dietro gentile richiesta, nonostante sia un po' occupato ultimamente, ho trovato il tempo per abbozzare Who Am I...

Come si vede la questione del numero l'ho risolta nel modo migliore: cambiando le cifre, il significato simbolico rimane lo stesso...
Dato che, se non sbaglio, Hugo non fa espresso riferimenti al numero di matricola di Valejean nel romanzo (o almeno non ha lo stesso ruolo chiave rispetto allo spettacolo)...perciò mi sento in qualche modo "giustificato".

(ho notato che nella versione messicana, tra l'altro, usano piu' o meno le stesse cifre...)

Ci sono ancora un paio di punti che devono essere aggiustati...ma tutto sommato è cantabile... Accontentatevi :-P

PS:
Sono indeciso sul ritornello... "Who am I"
le possibilità che avevo pensato erano:
"Sono io" (scartata perché si venivano a trovare troppe rime in "io"
"Chi sei tu" (piu' vicino all'originale)
"Fingere" (sdrucciola, secondo me piu' significativa come ritornello).
Ho optato per questa perché la seconda mi suonava farraginosa...specialmente perché volevo passare alla prima persona nella chiusa della strofa per porre l'accento sul travaglio interiore:
"Chi sei tu / Sei tu quell'essere sregevole / che lascia un innocente in carcere / recluso per pagare il fio"
Musicalmente non mi pare che una sdrucciola in luogo di tre monosillabi suoni troppo male...
























































































































































































































[VALJEAN] [VALJEAN]
He thinks that man is me Se ha preso per Valejean
He knew him at a glance! quell'uomo è fatta ormai!
That stranger he has found ho l' opportunità
This man could be my chance! di chiudere coi guai!


Why should I save his hide? Perché mi fa pietà?
Why should I right this wrong Non so neanche chi sia,
When I have come so far A questo punto qua
And struggled for so long? parlare è una follia!


If I speak, I am condemned. [Scelta atroce, crocevia,
If I stay silent, I am damned! [tra rimorso o prigionia]


I am the master of hundreds of workers. [Come lasciare i miei tanti operai
They all look to me. che mi stimano;
How can I abandon them? How would they live che hanno bisogno di me per poter
If I am not free? sopravvivere?]


If I speak, I am condemned. [Scelta atroce, crocevia
If I stay silent, I am damned! tra rimorso o prigionia]


Who am I? Fingere?
Can I condemn this man to slavery Per trasformarsi nel carnefice
Pretend I do not feel his agony d'un povero innocente in carcere
This innocent who bears my face recluso per pagare il fio
Who goes to judgement in my place di colpe che ho commesso io?


Who am I? Fingere?
Can I conceal myself for evermore? Per poi tentare di nascondermi
Pretend I'm not the man I was before? dai miei rimorsi dai miei crimini?
And must my name until I die potrà una falsa identità
Be no more than an alibi? salvarmi per l'eternità?


Must I lie? Fingere
How can I ever face my fellow men? potrà proteggermi dagli uomini
How can I ever face myself again? ma non potrà salvarmi l'anima
My soul belongs to God, I know dinnanzi a un Dio che tutto sa
I made that bargain long ago a cui promisi l'onestà


He gave me hope when hope was gone Quel giorno Dio mi riscattò
He gave me strength to journey on Quest'oggi non lo tradirò:


[He appears in front of the court]


Who am I? Who am I? Fingere....Tu non puoi
I am Jean Valjean! Sei Jean Valjean!


[He unbuttons his shirt to reveal the number tattooed
to his chest]



And so Javert, you see it's true Chi cerchi è qui, davanti a te,
That man bears no more guilt than you! Javert il vero Jean Valjean
Who am I? 24601! Sono io: 32623!

sabato 2 ottobre 2010

Christmas Lullaby / Ninnananna di Natale

Dato che siamo in atmosfera...ecco in regalo un bel brano di natale nella sua versione italiana.

































































































































Christmas Lullaby Ninnananna di Natale

Clear in the darkness a light shines in Bethlem Sopra Betlemme un bagliore divino
Angels are singing their sound fills the air squarcia la notte e rischiara la via
Wise men have journed to greet their messiah guida tre saggi là dove un bambino
but only a mother and baby lie there riposa abbracciando sua madre Maria


Ave maria Ave Maria
hear the soft lullaby the angel hosts sing Un coro angelico intona lassù
Avemaria Ave Maria
Maiden and mother of jesus our king La Ninna Nanna per Cristo Gesù


Where are his courtiers and who are his people Re senza regno né scettro regale
Why does he bear neither ceptre nor crown sudditi, trono, corona non ha
shepherds his courtiers the poor for his people ci porta in dono un messaggio immortale
peace as his sceptre and love for his crown di pace d'amore e di carità


Ave maria Ave Maria
hear the soft lullaby the angel hosts sing Un coro angelico intona lassù
Avemaria Ave Maria
Maiden and mother of jesus our king La Ninna Nanna per Cristo Gesù


What though your treasures are not gold or incense Madre santissima presso al tuo seno
Lay them before him with hearts full of love dorme pacifico il nostro messia;
Praise to the christ child and praise to his mother tra le tue braccia riposa sereno
who bore us a saviour by grace from above cullato alle note d'una melodia


Ave maria Ave Maria
hear the soft lullaby the angel hosts sing Un coro angelico intona lassù
Avemaria Ave Maria
Maiden and mother of jesus our king La Ninna Nanna per Cristo Gesù




venerdì 10 settembre 2010

Libero Sfogo: Tosca amore disperato...

Tosca amore disperato... è una CAGATA PAZZESCA...

Breve videorecensione riassuntiva:


Finalmente sono riuscito a vedere il celeberrimo spettacolo che Lucio Dalla ha tratto dal Maestro Lucchese; Sinceramente dall'autore d'una bella canzone come Caruso mi aspettavo MOLTO, e senza giri di parole, devo dir subito che Il mio parere è estremamente negativo.

Il tentativo (fallito) di voler arricchire il testo di qualche rima messa meno a caso che in Panella non basta a fare di questo spettacolo qualcosa di appena decente.

Mi fa veramente una gran rabbia vedere tante risorse, tanti bravi artisti, ballerini,scenografi, costumisti e SOLDI, sprecati per una tale operazione che definirei puro TERRORISMO CULTURALE!

Mi chiedo come facciano tutti coloro che vi lavorano, e che presumibilmente hanno esperienza di teatro, a non rendersi conto dell'orrore che sono questi spettacoli moderni tanto osannati.

Cio' che ho visto è uno spettacolo sconclusionato dove, per lo spettatore che non conosca già la trama dell'opera Pucciniana, è impossibile raccapezzarsi perché non vengono date informazioni necessarie alla trama , ed a quelle poche informazioni che vengono dette, non viene dato il giusto risalto, sepolte in mezzo a un mare di frasi inutili impregnate di retorica spicciola e figure retoriche improbabili (i classici discorsi che "sembrano voler dire qualcosa di profondo, ma in realtà non hanno senso"; drammaturgicamente poi siamo ai livelli della recita scolastica delle materne!

Scusate lo sfogo, ma vediamo di mettere un po' d'ordine

Per poter ben comprendere la bellezza di Tosca, credo sia necessario partire da un'analisi dell'opera teatrale da cui è tratta.
Rispetto al dramma di Puccini, l' originale di Sardou era un po' piu' corposo:

L'Atto I - Sant'Angelo - Piu' o meno come in Puccini. Scarpia trova il ventaglio e lo prende con sé .
L'atto II, Palazzo Farnese - Concerto di Tosca davanti alla regina d'Austria(?) per festeggiare la notizia (falsa) sconfitta di Napoleone a Marengo (che un araldo interromperà per annunciare che le truppe di Melas in realtà sono sconfitte).
Durante l'atto Scarpia mostra a Tosca il ventaglio trovato in sant'andrea, perché la donna, in preda alla gelosia, lo conduca dove si trova Cavaradossi.
L'atto III alla Villa, in cui Cavaradossi viene torturato, mentre Scarpia interroga Tosca perché riveli il nascondiglio di Angelotti. Angelotti viene scoperto e si uccide..
L'Atto IV - Una Sala di Castel Sant'Angelo - Scarpia offre a Tosca la possibilità di salvare l'amante (facendo caricare i fucili a salve) a patto che ella si conceda lui. Assassinio di Scarpia.
L'Atto V - San'tangelo - Esecuzione di Cavaradossi - Suicidio di Tosca.


Come potete vedere, l'operazione di "compressione" effettuata dai due librettisti di Puccini nello stendere il libretto d'opera, ha dello straordinario, riuscendo addirittura a far guadagnare in ritmo l'Opera:
La Cantata avviene fuori scena, così come la tortura di Cavaradossi in contemporanea con l'interrogatorio e l'uccisione di scarpia.
L'uccisione di Angelotti e l' "atto" della villa viene solo raccontato.
Purtroppo, pur durando QUASI lo stesso tempo dell'Opera Pucciniana, la "Cosa" di Dalla non regge il confronto.

LA METRICA

Tutti i dialoghi sono all'insegna dell' inutile e del FIACCO; uno dei motivi, a mio parere, è l'assoluta mancanza di VERSI.
Così come una musica piacevole segue le regole dell'armonia (certo, si puo' anche non seguirle, ma l'autore deve sapere esattamente cosa sta facendo), così anche i dialoghi in un testo musicale debbono seguire una metrica, altrimenti si rischia di scrivere flussi di mugolii incomprensibili, alternati da qualche parola che dovrebbe ricordare una rima, ma capita nel posto sbagliato.

Mi stupisce che in un paese di santi e di poeti, nessuno abbia ancora capito l'importanza di seguire un metro nel "recitar cantando":
Versificare delle battute non è poi un'operazione così difficile, non serve essere grandi poeti...
Una volta c'era la figura del librettista, generalmente un poeta mediocre, bravo artigiano e cesellatore di rime....
Oggi si ha l'idea, sbagliata, che i versi siano cose "barocche" e passate, cio' non è necessariamente vero; per il teatro musicale sono ESSENZIALI ( ecco qual'è la differenza fondamentale che si sente ascoltando un musical anglo o francofono e un musical italiano).

Sarebbe come che per illustrare Pinocchio o il Piccolo principe ci avvalessimo dei quadri astratti di kandinsky o Mirò... potranno anche aver valore artistico, ma non assolvono la funzione di illustrare un racconto, di aiutare l'immaginazione.

A titolo d'esempio, prendiamo questo brano dal primo atto:

Spoletta:
Ave Maria, gràtia plena,
Dòminus tècum, benedìcta tu in mulièribus,
et benedìctus fructus vèntris tui, Iesus.
Gloria Pàtri, et Fìlio, et Spìritui Sancto…

Cavaradossi
Chi sei? Cosa fai?
Spoletta
Sono l’aiuto sacrestano
Cavaradossi
E allora?
Spoletta
Scusate cavaliere volevo fare piano!
Cavaradossi
Ma non stai facendo piano!
Spoletta
Non volevo disturbare Volevo solo pulire!
Cavaradossi
Ma non stai facendo piano!
Spoletta
Ringraziamo il Signore
Cavaradossi
Sia lodato
Spoletta
Per la sconfitta di Napoleone
Cavaradossi
Quando è stato?
Spoletta
Con una celebrazione


Ora, per gioco, tentiamo di immaginare come potrebbe suonare scritto in versi "regolari", cercando di riprende i concetti espressi da Dalla:

Spoletta:
Ave Maria, gràtia plena,
Dòminus tècum, benedìcta tu in mulièribus,
et benedìctus fructus vèntris tui, Jesus.
Gloria Pàtri, et Fìlio, et Spìritui Sancto…
Cavaradossi
Che succede? Alla malora!
Zitti là, santa pazienza,
c'è qualcuno che lavora!
Spoletta
Perdonate l'isolenza
intendevo fare piano,
Cavaradossi
Non sembrava all'apparenza,
giudicando dal baccano!
dì, sei nuovo?
Spol
____________ Sì, eccellenza,
son l'aiuto sacerstano.
Mi hanno dato l'incombenza
di pulire chiesa e altare:
E'prevista una funzione
tra mezz'ora
Cav.
____________Perché?
Spol.

____________________pare
che oramai Napoleone
sia spacciato, finalmente,
E così per ringraziare
Cristo Dio l'onnipotente,
nelle chiese lo si osanna
con una celebrazione...

Naturalmente si tratta di un gioco, una delle mille possibilità di rendere quella parte di dialogo..
Pero' si nota che, qltre a dare maggiore orecchiabilità al testo, grazie alla sua regolarità lo rende più comprensibile e memorizzabile, la possibilità di spezzare i versi, conferisce un certo ritmo serrato al dialogo, trucco che è possbile usare solamente facendo uso d'una metrica regolare.

ERRORI DI DRAMMATURGIA
Dopo i testi, la cosa che ritengo più fastidiosa della Tosca di Dalla sono i diversi "errori" a livello di costruzione:

1) Perché far travestire Spoletta la spia da Sacrestano....quando poi all' incontro di Angelotti e Cavaradossi NON ASSISTE?!?!!?!? A che serve?!


2)La bellezza di Tosca sta anche nel perfetto meccanismo drammaturgico ideato da Sardou e reso perfetto da Puccini in collaborazione con Giacosa (già affermato drammaturgo).
Nel dramma pucciniano tutto è PERFETTAMENTE calibrato:

l'Attavanti, sorella di Angelotti, nasconde delle vesti femminili nella cappella di famiglia perché possano servire da travestimento al fratello evaso.
Nel fuggire in fretta dalla chiesa, assieme a Cavaradossi, Angelotti dimentica un ventaglio, che viene poi utilizzato da Scarpia per alimentare la gelosia di Tosca (già accesa per aver udito nell'entrare un frusciare di gonne ed un bisbigliare sommesso) e farsi condurre, seguendola, alla villa di campagna dove il pittore verosimilmente stava nascondendo il galeotto.

Come si vede, questa trama un incastro di cause-conseguenze perfettamente incastrate tra loro; tanto che ogni cosa che accade causa e giustifica ciò che la segue:questa perfezione nella Tosca di Dalla CROLLA miseramente:


Non si capisce a cosa servano le insinuazioni di Scarpia, quando Tosca ha già visto Angelotti, e sa bene per quale motivo Cavaradossi si trovi alla villa.

Ho quasi l'impressione che la scena del ventaglio sia stata messa lì di peso, magari residuo di qualche versione precedente; infatti nella scena del corteggiamento di Tosca in chiesa Scarpia ha in mano un ventaglio, che non si capisce come ci sia finito, dato che Angelotti NON SI deve più TRAVESTIRE da donna, come nell'opera pucciniana (o almeno non è specificato);
perdipiù Scarpia col ventaglio si diverte soltanto, senza usarlo come prova del tradimento di Cavaradossi; la gelosia che prova Tosca, in assenza di una prova tangibile del tradimento o un motivo scatenante, appare immotivata (considerando che in questa versione sa già tutto).

Senza contare che ella NON FA NESSUN ACCENNO ALLA VILLA DI MARIO...ma Scarpia, dopo un delirante panegirico tra l'insinuatorio ed il lusinghiero ad un certo punto dal nulla esclama:
"Spoletta, alla villa di campagna presto!
Galoppano le ore...."
come lo sapeva?? Se aveva tanta fretta non poteva andarci subito?
(Vedere: http://www.youtube.com/watch?v=drHZVDS4R2A)


La spiegazione che mi sono dato è che in questo punto fosse stato effettuato un taglio che nessuno si è preoccupato (!!!) di ricucire.

PS
...Inoltre, nell'ultimo atto Tosca pronuncia questa frase:
Tosca:
Mario, Mario, sai ci aspetterà una nave
La sua prua è già sul mare
Andiamo in Texas o in Oklahoma...
ora, passi per il Texas (nonostante mi sembri una scelta abbastanza incomprensibile)
ma... In Oklahoma in nave?!?! come ci arrivi?
'A DALLA!? MA CHE TI SEI FUMATO!

Purtroppo qui non stiamo parlando di un vecchio maglione; sinceramente errori del genere sono perdonabili in una recita scolastica, non in uno spettacolo dove ti chiedono fior di euro per una poltrona!

Amen

lunedì 12 luglio 2010

Testo al Microscopio - La Bella e La Bestia by Stage Entertainment

Testo al microscopio:
La bella e la bestia
By Stage Entertainment.



Vado in questo articolo ad analizzare la nuova edizione italiana delle
liriche dello spettacolo Disney la Bella e la Bestia, portata recentemente
sulle scene
dalla grande compagnia di produzione Stage Entertainment.



I cartoni Disney hanno solitamente meno d’una decina di canzoni, praticamente una a personaggio principale più qualche brano chiave a sottolineare le parti salienti della storia.

All’epoca le liriche italiane curate dall’apprezzato Ermavilo.


La versione teatrale originale rispecchia grossomodo la precedente
versione cinematografica, di cui mantiene tutti i brani quasi intatti
(testi compresi), affiancati da altri pezzi nuovi per un totale d’una ventina.

La versione italiana è curata dall’onnipresente Franco Travaglio
(…ma sempre meglio lui di Panella o Centonze)
il quale, probabilmente per motivi di diritti, ha riscritto anche le liriche già presenti nel cartone animato.

Va considerato che l’adattamento d’una canzone per
l’animazione comporta regole più severe
: Bisogna fare una certa
attenzione al labiale (ma meno che per un film), e cercare di scrivere
un testo in accordo con le immagini e le azioni;
Ermavilo non ha mai deluso i suoi ammiratori, riuscendo a creare dei versi
metricamente giusti,
magari meno “poetici”, ma molto
vicino al testo originale.




Sarà anche una “deformazione professionale”, ma io sono molto esigente
per quanto riguarda i testi: Credo che non esistano testi
intraducibili
, ma esistano cattivi traduttori. Ovvio che
l’originale rimane sempre l’originale
, ma alcune volte l’autore può “livellare” le
carenze della traduzione raggiungendo in altri punti del testo, vette più alte dell’originale
stesso.


In tutta franchezza devo dire che Travaglio ha fatto un ottimo lavoro,
i problemi riscontrati non sono mai grossolani (come in altri casi illustri), ma ci sono alcune cose su cui vorrei far riflettere:

- Era davvero necessario riscrivere totalmente i testi
che già c’erano?

Se è vero che in genere l’autore riesce a cavarsela bene, è pur vero
che ci sono alcuni punti in cui è palese l’intento fastidioso di
aggirare
un certo verso o una parola perché già usata nella versione
precedente
, ed a soffrirne alla fine è l’opera d’Arte in sé.

La stessa cosa l’avevo notata nell’adattamento di Jesus Christ Superstar della
Rancia, dove in alcuni punti era chiaro che si volesse “schivare” le
somiglianze con la precedente versione italiana di Arturo Villone: pur
mooolto ingenua, ma con spunti originali ed interessanti.

A dimostrazione di quanto la legge sul diritto d'autore vada a danneggiare proprio l'arte che intende preservare:
Riutilizzare un verso
sinceramente io non lo considererei “plagio”, bensì
il riconoscerne la bellezza, al massimo si puo’ parlare di citazione; specialmente
in un campo come quello delle traduzioni dove non si puo’ inventare
più
di tanto.
- Benché i testi presi in esame qui siano abbastanza “ariosi” e con un buon numero
di parole “piane” e percio’ non presentino grandissime difficoltà di resa in italiano, sinceramente a me non dispiacevano molto nemmeno i troncamenti utilizzati da
Ermavilo nella sua versione.

Non so cosa sia peggio: se mettere un “andiam
o riempire il testo delle solite zeppe “sai” “guai” “te” “me” “poi” “noi”
aggettivi sostantivati in –à, -ia e di futuri.
Non credo che rendano il testo più farraginoso, è solo questione
d’abitudine
; del resto tutti oggi a nessuno suonano “strani” versi come:

“I sogni son desideri / Chiusi in fondo al cuor”
“Seguir con gli occhi un airone sopra il fiume e poi”
“Ogni carezza nella notte è quasi amor”

Anche l’argomentazione che la lingua
dei drammi musicali debba essere quella “di tutti i giorni
mi sembra piuttosto debole, dato che nella vita reale nessuno si
esprime cantando e tantomeno in rima
.

Certo, ci vuole molta sensibilità per non cadere nel lezioso…
Passiamo all’analisi dei testi:






Attacco
al
Castello


Disney Inglese





Disney
Italiano





Teatrale
Italiano






























































The
mob song
attacco
al
Castello
La
canzone della
folla

We're not
safe until he's dead


He'll come stalking us at night


Set to sacrifice our children
to his monstrous appetite


He'll wreak havoc on our village
if we let him wander free


So it's time to take some action,
It's time to follow me
In agguato
se ne sta


e di notte colpirà


Per saziare il suo appettito
I nostri figli ucciderà


Il villaggio con quel mostro
più sicuro ormai non è


Su muovetevi venite
tutti ora insieme a me
Finché è vivo
sono guai


E ci perseguiterà


Troverà i
nostri bambini
Per la sua voracità


Se lo lasceremo libero
lui ci sterminerà


Quindi unitevi al mio fianco
difendiamo la città

Through the mist
Through the woods
Through
the
darkness and the shadows


It's a nightmare
but it's one exciting ride
Su corriam, galloppiam!
Attraverso
le foreste e i monti


Non c'è nulla che ci fermerà



Tutti qui Dietro me
Nella nebbia per i boschi



Sembra un incubo
Pero’ ci temprerà

Say a prayer
Then we're there


At the drawbridge of a castle

And there's something truly
terrible inside

Forza andiam,
che aspettiam?


Perché Dentro quel castello

C'è una bestia spaventosa
che ci assalirà!

Tutti qui
dietro me


Giungeremo
in quel castello

Che nasconde
quell’orribile entità.
It's a beast He's got fangs
Razor sharp ones


Massive paws
Killer claws for the feast

Hear him roar
See him foam

But we're not
coming home

'Til he's dead
Good and dead
Kill the Beast!
Può squartar con gli artigli affilati
con le zanne ti può divorar


Può ruggir,
può ringhiar

Ma da noi non potrà mai
scappar!

Morirà!
Morirà!
E’ una bestia con zanne affilate
Ed artigli
con cui sbranerà


Ma nessuno
di noi

Tornerà qui in città

Finché lui
non morrà
Creperà!

Light your torch -
Mount your horse


Screw your courage to the
sticking place


We're counting on Gaston to
lead the way
Con le torce
corriam!


Il coraggio non vi mancherà!


Con te Gaston, nessun fuggirà
Con le torce
si va


Su coraggio preparatevi


Contiamo su Gaston ci guiderà

Through a mist
Through a wood


Where within
a haunted castle So-
mething's
lurking that you
don't see ev'ry day
Tutti noi
guiderai


Nel castello c'è un spirito
Maligno
Che ben presto morirà
La nell’o-scurità
Nel castello maledetto

si nasconde
un mostro di ??à

It's
a beast
One as tall as a mountain
We
won't
rest 'Til he's good
and deceased
Sally
forth
Tally
ho


Grab
your
sword


Grab
your bow
Praise
the
Lord
and here we go!
E' più
grosso di una montagna,
Ma di lui
non avremo pietà

Perchè
noi,
solo
noi,


siamo
eroi,
grandi
eroi!

Il
Signore è qui con noi
E’ una
bestia più grossa di un monte
Lotteremo
finché morirà
Tutti
noi
Siamo
eroi

???
resterà?


We
don't like
What we don't
Understand

In fact it scares us
And this monster is mysterious at least


Bring
your
guns
Bring
your
knives
Save
your
children and your wives


We'll
save
our village and our lives
We'll kill the
Beast!
Chi sarà, chi lo sa
Questa bestia è misteriosa


E una gran
paura ci accompagnerà


Fuggirà,
morirà, salveremo i nostri figli
Ed il villaggio rivivrà!
Lui morirà!
Su marciam!

Lui chi è Che cos’è
Chi è diverso ci spaventa

Questo mostro fa paura in verità


Colpirai
Sparerai
Il
villaggio sarà salvo
Quella bestia pagherà
E creperà

Hearts
ablaze
Banners high
We go marching into battle
Unafraid although the danger
just increased


Raise the flag
Sing the song


Here we come, we're fifty
strong
And fifty Frenchmen can't be
wrong


Let's
kill the Beast!

Avanziam!
Le bandiere al vento in alto
I cuori dentro la battaglia ci gettiam!




Diverrà,
canterà
Siamo un gruppo di francesi
Che la bestia ucciderà
Ucciderà!
Morirà!
Morirà!
Morirà!
Morirà!
Morirà!
Morirà!

Lotterai
lotterai
Ci uniremo
alla battaglia
coraggiosi senza scrupoli o pietà


Vincerò
vincerai

Siamo uniti e siamo tanti


In tanti
non si sbaglia mai


Lui
Creperà
Creperà
Creperà



Questo
testo è la prova di tutto cio’ che ho detto sopra.

Salta all’orecchio quel “Creperà” per non usare il “Morirà” come nella
versione Disney:

piuttosto bruttino perché appartenente ad un registro più colloquiale rispetto a tutto il
resto del testo: se ci vuole “morirà” ci vuole, punto.


Anche perché il passaggio “Tutti noi
Siamo eroi ecc…
” strizza vistosamente l’occhio alla versione
precedente “Perchè noi, solo noi, siamo eroi, grandi eroi! “ a
fronte d’un originale il cui originale diceva
tutt’altro.
Dunque non vedo quale sarebbe stato il problema nel prendere “a prestito” un verso
in più.



Stia con noi

Inglese:




Cartone
Italiano:





Teatrale Italiano:






















































































































Be our guest!
Be our guest!
Put our service to the test

Tie your napkin 'round your neck, cherie
And we provide the rest
Stia con noi,
qui con noi
si rilassi d'ora in poi

leghi al collo il tovagliolo
poi faremo tutto noi

Qui da noi
Qui da noi
Siete un’ ospite Da noi

Indossate il tovagliolo
Siamo tutti qui per voi
Soupdu jour
Hot hors d'oeuvres
Why, we only live to serve

soup du jour, antipasti
noi viviamo per servir

Soup du jour che bontà
Antipasti a volontà

Try the grey stuff
It's delicious
Don't believe me? Ask the dishes
provi il pollo
è stupendo
non mi crede chieda al piatto

Salatini
prelibati
Anche
i piatti ne van matti

They
can sing They can dance
After all, Miss, this is France

vive l'amour, vive la dance
dopo tutto miss, c'est la France

La
mousique et la dance
D’altro canto c’est la France
And a dinner here is never second beste una cena qui da noi c'est fantastique
E una cena qui la godi più che puoi

Go on, unfold your menu
Take a glance and then
you'll
Be our guest
Oui, our guest Be our guest
lei prenda il menù
gli dia uno sguardo su
poi stia con noi,
sì con noi, qui con noi

Sfogliate il mio menù
Non ve ne andrete più
State da noi qui da noi qui da noi

Beef ragout
Cheese souffle
Pie and pudding "en flambe"
We'll prepare and serve with flair
A culinary cabaret!
Che ragù che soufflé
torte caramel flambé
preparati e poi serviti
come un grande cabaret

C’è il ragu c’è il soufflé
torta tartara flamebé
Cucinati e poi serviti
in un frizzante cabaret
You're alone
And you're scared


But the banquet's all prepared
No one's gloomy or complaining
While the flatware's entertaining
Lei è sola e
impaurita


ma la tavola è imbandita
via la noia e la tristezza
viva la spensieratezza

Sola qui
Siete giù
Ma c’è un cuoco che è un bijoux
Scorderete ogni problema
Le posate sono in scena
We tell jokes I do tricks
With my fellow candlesticks

le magie e i misteri
degli amici candelieri

L’allegria
la magia
della
mia coreografia

And it's all in perfect taste That you can bet

Come on and lift your glass
You've won your own free pass

che
raffinatezza grazia e perfezion


in alto i calici
facciamo un brindisi

Per
la gioia del palato siamo qua


Brindiamo a voi cin cin
è un sogno avervi qui

To be our guest If you're stressed
It's fine dining we suggest
e stia con noi poi vedrà
soddisfatta se ne andrà

sì qui da noi per lo
stress guarda che delicatesse
Be our guest!
Be our guest! Be
our guest!
Stia con noi,
sì con noi qui con noi!!

qui da noi qui da noi
qui da noi

Life is so unnerving
For a servant who's not serving
He's not whole without a soul to wait upon

Ah, those good old days when we were useful


Suddenly those good old days are gone


Ten years we've been rusting
Needing so much more than dusting


Needing exercise, a chance to use our skills

Saltano i nervi
Anche al servo se non servi
Perché
qui non c’è nessuno da servir


Ah i bei vecchi tempi d’una volta


Era tutto un grande scintillar


Quanti anni passati
noi
ci siamo arrugginiti


senza dimostrar la nostra abilitià

Ah Ma tu dimmi a cosa serve
Se sei servo ma non servi
Senza un ospite un cliente Chi sei tu?


Ah quei giorni pieni di lavoro


Ma perché non son tornati piu’


Dieci lunghi anni
fermi
come attaccapanni


Pigri e flaccdidi ma che monotonia.
Most
days we just lay around the castle


Flabby, fat and lazy
You walked in and oops-a-daisy!

tutto
il giorno a zonzo nel castello


grassi
flosci e pigri
ma
per lei noi siamo tigri.

L’ozio
poi ci aveva arrugginiti


Poi siete arrivata
E l’energia ci è ritornata.


It's a guest!
It's a guest!


Sakes alive, well
I'll be blessed!

Oh mio Dio
che farei


dalla gioia urlerei

Qui da noi
qui da noi


Oggi un ospite è tra noi
Wine's been poured and thank the Lord
I've had the napkins freshly pressed


With dessert She'll want tea

ora il vino è già versato
e il tovagliolo è accanto a lei


col dessert vorrà il tè

Ho stirato i tovaglioli
Il vino è pronto tutto ok


Col dessert vuole
il té?

And my dear that's fine with me


While the cups do their soft-shoein'

I'll be bubbling, I'll be brewing

sì mia cara, anche per me


se le tazze sono pronte
bollirò in un istante,

Lo puo’ prendere
anche a me


Le mie tazze nel frattempo
Danzeranno
un valzer lento
I'll get warm
Piping hot


Heaven's sakes! Is that a spot?
frizzerò,
scotterò


ma è una macchina quella, o no?
Bollirò
fischierò


C’è una macchia mio dio no

Clean it up!
We want the company impressed
Lèvala, che
gran figura si farà!

Mammamia
se non la lavo sono guai

We've got a lot to do!
Is it one lump or two?


For you, our guest!
She's
our guest!
She's our guest

She's our guest!
Be our guest! Be our guest! Be our guest!
Abbiamo un po' da far
lo deve zuccherar


ma stia con noi
stia con noi,
stia con noi,
stia con noi,
stia con noi,

Quanto lavoro c’è
Con due
zollette o tre?

Resta da noi
Qui da noi
Si da noi
Qui da noi
Be our guest Be our guest


Our command is your request


It's been years since we've had anybody here

stia con noi, stia con noi,


qui con noi serviremo solo lei


son dieci anni che nessuno viene qui: che ossession!

Qui da noi qui da noi

Le delizie sui vassoi
Eravamo ossessionati


Adesso no ci siete voi
Andwe're obsessed
With your meal
With your ease


Yes, indeed, we aim to please

While the candlelight's still glowing
Let us help you

We'll keep going
Course by course One by one


'Til you shout,
"Enough! I'm done!"
Then we'll sing you off to sleep as you digest

Tonight you'll prop your feet up

But for now, let's eat up
Be our guest!
Be our guest!
Be our guest!


Please, be our guest!
Ma vedrà
come qua
tutto splendido sarà

con le luci un po' attenuate
serviremo le portate

fino a che dopo un po

lei
dirà

"Sto scoppiando!"
ed allora canteremo con amor


per farla riposar
è ora di iniziar

mangi con noi,
sì con noi
stia con noi,
stia qui con noi!
Qualità cortesia
Questa è la filosofia

Tutto è splendido stasera
Che romantica atmosfera


Et voilà un deux trois
Finché poi vi basterà

Per la ninna nanna canteremo noi


Ma prima di dormire

È tempo di Mangiare
qui da noi
qui da noi
qui da noi
Sì qui da noi.


Il testo
in questione presenta, è vero, qualche difficoltà:

I versi sono piuttosto stretti ed in maggioranza tronchi; Viene però in aiuto del traduttore
la possibilità di abbondare all’occorrenza con i francesismi tronchi (“bijoux” “Delicatesse” “amour” “un deux trois”).


Per chi già conosce la versione Disney, la prima cosa che “stona” di questo nuovo adattamento è il ritornello “Qui da noi”, per schivare il plagio.


Se proprio vogliamo trovare una spiegazione al cambiamento di ritornello, questa
potrebbe essere la necessità di passare dal “lei” al “voi” (data l’ambientazione
ottocentesca); salvo però cambiare persona alla prima occasione (Col
dessert vuole il té?// Lo puo’ prendere anche a me //
resta da noi).

Un altro verso originale che avrei conservato è:
grassi flosci e pigri ma per lei noi siamo tigri
decisamente migliore di
“Poi siete arrivata e l’energia ci è ritornata.”

(senza contare un “poi” ripetuto due volte nel giro di tre versi).

Quel “Finché poi vi basterà” suono piuttosto
farraginoso (semmai “quando poi vi basterà/ per la ninna nanna
canteremo” o al massimo “finché non vi basterà”); ancora meglio, per evitare l’ennesima
rima in à, come traduzione di "Enough! I'm done!" avrei optato per “basta
così” (tronco, non sarebbe stato difficile farcelo tornare).

E' Una storia Sai


Ita Disney




Ita
teatrale




Eng
Disney






































Tale as old as time
True as it can be
Barely even friends
Then somebody bends
Unexpectedly


E' una storia, sai,
vera più che mai.
Solo amici e poi
uno dice un noi
tutto cambia già.
Storia senza età
Tra realtà e magia
Uno sguardo e poi
Anche se non vuoi
Scopri l’armonia
Just a little change
Small to say the least
Both a little scared
Neither one prepared
Beauty and the Beast

E' una realtà
che spaventa un po',
una poesia
pienà di perchè
e di verità.

La complicità
Non si sa perché
Li travolgerà
E sorprenderà
La bestia insieme a belle

Ever just the same
Ever a surprise
Ever as before
Ever just as sure
As the sun will rise

Ti sorprenderà
come il sole ad Est
quando sale su
e spalanca il blu
dell'immensità

Nasce un sogno in te
Pensi solo a lei
Se ti perderai
Dentro agli occhi suoi
Scoprirai chi sei
Tale as old as time
Tune as old as song
Bitter sweet and strange
Finding you can change
Learning you were wrong
Stessa melodia,
nuova armonia,
semplice magia
che ti cambierà,
ti riscalderà.

storia di magia
Note senza eta
Tutto cio' che vuoi
Tutto cio che sai
Si trasformera

Certain as the sun
Rising in the East
Tale as old as time
Song as old as rhyme
Beauty and the Beast

Quando sembra che
non succeda più
ti riporta via,
come la marea,
la felicità.

Splende la realtà
Come il sole ad est
Storia di magia
Dolce melodia
La bestia insieme a belle

Tale as old as time


Song as old as rhyme


Beauty and the beast


Storiadi magia
Dolce melodia
La bestia
insieme a belle

Anche quest’altro testo è reso in maniera più che decorosa, anche se a mio
parere è in alcuni punti meno ispirato della versione italiana precedente.

La sensazione totale è buona, ma si ha l’impressione che il testo vada
avanti “verso a verso”
, per mezzo di versi “clichè” piuttosto
scontati e poco ispirati; manca un andamento “pieno” e legato.




Per far capire cio’ che intendo basta guardare il
passaggio della versione cinematografica (non so se di Ermavilo o Gino Paoli):

Ti sorprenderà
come il sole ad Est
quando sale su
e spalanca il blu
dell'immensità.

Il discorso viene steso naturalmente senza interruzioni
per tutta la strofa intera; qui non siamo davanti ad una traduzione, ma ad un passaggio che in questo caso arriva a superare l’originale (e che dispiace non si sia voluto conservare).
L’immagine dello “spalancare” il blu dell’immensità, si rivela particolarmente
azzeccata (“spalanca”, è evocativo anche sul piano dell’allitterazione fonetica), dando bene l’idea di qualcosa di improvviso, grandioso ed inaspettato.
Se confrontato con la versione teatrale:

Nasce un
sogno in te
Pensi solo a lei
Se ti perderai
Dentro agli occhi suoi
Scoprirai chi sei

Si nota quanto fascino abbia perso:
“nasce un sogno in te”…se ci riflettiamo, in fondo non vuol dire nulla…
Per il resto…si tratta di belle immagini, senza un filo conduttore che le unisca in un significato reale.


Prendiamo anche:
""Solo amici e poi
uno dice un noi
tutto cambia già."
Vs:
"Uno sguardo e poi
Anche se non vuoi
Scopri l’armonia"


Iil testo moderno manca
di un messaggio
vero e proprio... scopri l' "Armonia"....di cosa?

Il testo di Ermavilo,
al contrario, in pochi versi ci "pennella" una situazione, "Racconta"
qualcosa...
"Solo amici e poi
uno dice un noi
tutto cambia già."




Un altro punto non troppo felice del testo di Travaglio è quel:

Lacomplicità
Non si sa perché
Li travolgerà
E sorprenderà
La bestia insieme a belle


Suona artificioso....
anche perché se stanno insieme per tutto lo spettacolo...non possono venir "sorpresi" insieme...
...senza contare che avanza
d'una sillaba... [la] bestia insieme a belle



Che la genesi di questo verso sia stata sofferta lo dimostrano le
modifiche che ha avuto dalle prime registrazioni in poi.


Purtroppo la traduzione esatta in metrica d'un verso è impossibile,
spesso bisogna optare per perifrasi che abbiano lo stesso significato,
e questo è il caso.
Quando si vuole mantenere un verso come nell'originale si rischia che
questo faccia perdere “freschezza” all'intera strofa.

...Io avrei messo un verso tipo "teneramente in due"



Tradurre una commedia musicale intera da soli non è facile
e che non si puo' pretendere che tutto venga alla perfezione.




Purtroppo quello del traduttore è un lavoro ingrato, perché qualsiasi cosa tu faccia ti devi sempre confrontare con un originale, e ci sarà sempre gente pronta a tirar fuori mille "ma"...

Il lavoro dell'autore da questo punto di vista è molto piu' libero perché, a meno di cavolate gravi sullo stile dei "Laghi" di Scanu,
nessuno potrà mai dirti che sarebbe stato meglio scrivere le cose in un'altra maniera...


Per concludere, nonostante queste piccole cose, trovo che il lavoro
fatto dalla Stage sia molto buono, specialmente se confrontato con
altri adattamenti di altre compagnie....
Ha superato l'esame :-)