venerdì 10 dicembre 2010

Libero Sfogo - Pinocchio - il grande Musical - Un buono spettacolo, con qualche "ma"

La Rancia mette in musica il burattino (per inciso, marionetta) di Collodi .

[Updated 16-12]

Stavolta voglio parlarvi di una commedia musicale che ha ormai qualche annetto: Pinocchio "dei Pooh".

Al momento della sua uscita ero molto scettico; il nome dei "Pooh" messo in bella vista, non mi lasciava presagire niente di buono:

Solitamente, tutti quei gruppi che si mettono a scrivere musica teatrale, finiscono con il fare delle "raccolte di canzoni " (legate alla meglio dal filo di qualche dialogo) più che vere e proprie opere teatrali degne di questo nome.

Va anche detto che il 2002 era l'anno in cui Pinocchio andava assai di moda grazie anche all'uscita nelle sale di quella "cosa" inguardabile che era il film di Benigni.

Supponendo che fosse una delle ennesime trovate commerciali nate per sfruttare la manìa collettiva, non gli detti nemmeno troppo peso; difatti venni in possesso successivamente del DVD grazie al solo fatto che fosse in regalo con una rivista.

Nonostante presagissi il disastro, mi sono dovuto ricredere.

Il motivo della riuscita dell'opera è riassumibile col dire che questo musical è stato creato da un gruppo di persone in cui ognuno ha fatto la propria parte senza tentare di fare ciò di cui non era capace.

Si tratta di una commedia per bambini e grandi, scritta a mo’ di favola moderna, che si è avuto il buonsenso di non appesantire con sfumature forzatamente drammatiche o letture “finto-profonde” (come accade,ad esempio, nel contemporaneo film di Benigni).


La compagnia

Da parte della compagnia della Rancia è apprezzabile la capacità di saper riconoscere i propri limiti e cercare di fare del proprio meglio all'interno di essi, senza strafare.

Benché si tratti di una grande compagnia di professionisti, sono riusciti a scrivere un'opera che non pecca mai di presunzione o affettazione.

E’ stato scelto il formato della "commedia musicale", piuttosto che quello dell'Opera Popolare (come si fanno chiamare la maggioranza dei mattoni spaccapalle moderni); cercando di partire dall'esperienza di Garinei e Giovannini con la grande commedia Sistiniana, arricchendola d’un linguaggio più moderno e completo (scenografie, effetti speciali, costumi, balletti...e qualche sonorità insolita come il Rap o la disco).

Il tutto impreziosito dall’ uso di qualche effetto teatrale (niente di maestoso ma efficace);

Anche il Cast si dimostra all’altezza, tutti convincenti e molto ben calati nella parte: una volta tanto non si ha il sospetto che qualcuno sia stato scelto più per il nome che per le Physique du rôle.



La sceneggiatura

Fatti salvi alcune piccole incongruenze risolvibili (Esempio: All’inizio Pinocchio si comporta come se fosse effettivamente appena nato e sapesse a malapena parlare, dopo due minuti, all’arrivo del Grillo, rinsavisce d’un tratto ed arriva a rimproverarlo perché “sta facendo casino e c’è gente che dorme”), dal punto di vista drammaturgico si vede la mano di gente esperta nella scrittura e nell' "economia" teatrale (e non il solito giornalista/dialogista/scribacchino televisivo prestato al teatro.).

Contrariamente a quanto fanno la maggioranza degli spettacoli spaccapalle di cui sopra, Pinocchio non segue pedantemente il romanzo di Collodi, ma inserisce contestualizzandoli elementi e personaggi nuovi, che tendono ad attualizzare la storia o a giustificare alcune scelte della trama; tutto però senza mai risultare forzato.



I motivi di una scommessa vinta.

In questo spettacolo la la Rancia, con tutto l'énturage, ha dato prova di sapere bene come "funziona" il genere, riuscendo a conquistare e commuovere sia grandi che piccini..

Questo spettacolo, a mio parere, insegna molto su come si dovrebbe scrivere una commedia musicale.

A partire dai personaggi ben tratteggiati che riescono a coinvolgere lo spettatore che, in positivo o in negativo, si riconosce nei loro pregi e nei loro difetti.

  • Personaggi Plausibili

Pinocchio rappresenta bene il bambino ingenuo curioso e svogliato che si lascia coinvolgere dalle cattive amicizie

Lucignolo (benché si sarebbe potuto approfondire meglio) è a metà fra il discolo e il capobanda: l’adolescente che cerca in tutti i modi di sembrare “grande”.

Geppetto si trova alle prese con tutti i problemi del padre, ma allo stesso tempo con la malinconia dello scapolo (poiché Pinocchio non è suo figlio naturale) e con i rimorsi di un passato che si chiama Maria, la donna con cui questi in passato ha avuto una storia mai portata fino in fondo, e di cui (s’intuisce) sia ancora innamorato.

A questi personaggi fanno da sfondo il Gatto e la Volpe, ricalcati sul clichè dei “simpatici farabutti”; un Grillo RAP (ma non troppo) che snocciola rime a mitraglia ed una Fata-ragazzina un po’ sorella maggiore un po’ mamma.

  • Motivi musicali ben sviluppati e testi semplici ma incisivi.

Un altro punto importante sono le canzoni:

Devo ammettere che qui i Pooh (sospetto assistiti da qualcuno esperto nel genere) si sono dimostrati all’altezza del compito.

In particolare bisogna segnalare l'ottimo lavoro compiuto dalla coppia Stefano D'Orazio - Valerio Negrini, che confermano l'importanza CHIAVE del librettista/liricista in un'operazione del genere; e la necessità di affidare il compito a chi abbia maturato abbastanza esperienza nel campo per farlo. Scrivere buone liriche è un'arte, ben lontana dalle scrivere della prosa o altro. I testi, infatti, risultano veramente ben fatti e (quasi) mai "stonati"

[A dire il vero alcuni punti che sarebbero da limare ci sono come in: "Un figlio perfetto...con due canzonette lo nutri" non mi pare un'immagine molto efficace, o la parola "casino" qua e là che mi pare un po' gratuita, comunque roba di poco conto].

I brani, che si rifanno a vari generi, non risultano mai monotoni o ripetitivi (forse anche grazie alla varietà di autori che ci sono dietro).

Sono riusciti a cogliere la vera essenza della canzone “teatrale” : motivi musicali accattivanti e ben sviluppati, completati da testi che sviluppano un argomento in maniera COMPRENSIBILE e COERENTE (oggi una rarità), imperniandosi su pochi messaggi SEMPLICI ed allo stesso tempo UNIVERSALI, in cui lo spettatore può riconoscere la propria esperienza:

La paternità:

Quale padre non vorrebbe un figlio perfetto che dev’essere esatto in ogni dettaglio, per dare la massima soddisfazione, ma senza bisogno di manutenzione? O non si è mai preoccupato per non riuscire più a seguire il proprio ragazzo perché “misura il mondo con un altro metro”?

  • La voglia di cambiare:

Chi di noi non si è mai pentito del proprio passato e non vorrebbe andare via/e reinventarsi la vita (brano veramente commovente, in cui si raggiunge un livello di lirismo piuttosto alto)

  • L’amicizia

La fortuna di avere un amico sempre accanto nei momenti di sconforto, “le feste passano, gli amici no” .

  • La ricerca di riscatto

Chi, potendo, non vorrebbe tentare il tutto per tutto alla ricerca d’un miracolo, che dia finalmente una svolta alla nostra vita, perché “la fortuna non aspetta / quando ti do appuntamento al buio”

  • Il motivo di chi si sente diverso:

Quando in realtà è solo più uguale degli altri


Non mancano poi i brani comici e allegri e scanzonati, come quelli affidati al gatto e la volpe o al Grillo.

Né i brani che contestualizzano l’azione ( affidati ora ai ragazzi amici di Pinocchio nel paese dei balocchi ora agli abitanti del villaggio ora ai pesci sott’acqua.



Arie teatrali ben strutturate.

Uno dei tipi di canzoni più difficili da scrivere per un’opera teatrale, a mio parere, è quello di tipo descrittivo o d’ambiente.

Chi scrive deve sempre mirare a non calare di ritmo, cercando di mantenere viva l’attenzione di chi guarda chiamandolo in causa continuamente, cercando di isolare nel brano alcuni passaggi emblematici in cui questi si senta coinvolto direttamente.

All’interno della semplice struttura della “canzonetta” è molto più facile descrivere uno “stato”(anche d’animo) o una situazione piuttosto che un avvenimento o un dialogo, o comunque qualsiasi cosa che obblighi l’autore a fornire dati ben precisi perché utili alla trama.


Ora spiego cosa intendo analizzando un brano da vicino:

Ho scelto proprio la canzone di introduzione, che spiega la genesi di Pinocchio: “c’era una volta

Innanzitutto va detto che, trattandosi di un prologo (che racconta fatti), il rischio di risultare una lagna è alto; tuttavia analizzandolo vediamo come in pochi versi si tratteggi una situazione senza affogarla in concetti farraginosi:

“C'era una volta un albero al vento
di mille anni e più,
ma la tempesta lo prende in testa
e i rami vanno giù.
Notte di piombo,fiamma di lampo,
rotola il tuono e scoppia l'oscurità”

Il suo termine e le sue conseguenze:

L'ultima pioggia sgocciola piano
e l'uragano non lascia indietro solo guai.

Nel mezzo, una strofa ci dà importanti dettagli sull’accaduto:

C'era una volta un pezzo di legno
che più fortuna avrà.
Precipitando

Ed introduce l’elemento magico che giustificherà la nascita di Pinocchio.da quel ramo:

chiede alla luna aiuto

e lo troverà.

Non può scappare, non sa volare,
ma quasi sempre chi sa sognare ce la fa.

Il motivo del sogno e della speranza, richiamato nella strofa precedente, servirà da ponte per agganciarsi al “messaggio-richiamo” da trasmettere allo spettatore, in modo che questo possa venire coinvolto emotivamente (ed in modo da dare alla canzone un “senso” anche se presa da sola):

“mai lasciare che il vento ci porti via
nel ciclone del tempo.
C'è sempre un mondo

un po' più in là.

Se funzionano i sogni c'è libertà.”

L’utilizzo di parole come “vento” e “ciclone” è funzionale, tra l’altro, a contestualizzare questa strofa nel quadro della tempesta tratteggiata sopra.

Come si vede il discorso fila liscio: si parte da un punto e si arriva ad un altro; ogni parte si aggancia all’altra, sviluppando il discorso in maniera semplice e naturale.

Questo permette allo spettatore di seguire il filo, senza perdersi in discorsi farraginosi, zeppi di subordinate o addirittura senza senso.

Una diversa lettura:
Alcune critiche sono state mosse riguardo al "messaggio" trasmesso da questo spettacolo rispetto all'originale del maestro fiorentino.

Cio' che in genere non ne colgono i detrattori, è che il punto di vista da cui è letta la storia sia diverso rispetto a quello di Collodi (come è diversa la società a cui parlano le due opere).

Non ci vedo niente di male nel leggere diversamente un personaggio, anzi, da parte d'un autore teatrale è quasi doveroso; purché si tratti d'una lettura rispettosa dell'opera, giustificata e lineare.

Questo Pinocchio appare un po' più grande dell'originale, quasi adolescente (con tutti i problemi conseguenti).

Il Pinocchio di Collodi è un racconto didascalico per bambini (tra l'altro,nato a puntate su un giornalino), che si incentra principalmente su un messaggio pedagogico e morale; mantenere la stessa identica struttura anche in teatro sarebbe significato creare uno spettacolo adatto ai bambini, ma apparentemente troppo ingenuo per tutti gli altri (fatte le dovute distinzioni, Pinocchio era un po' il Dodò dell'ottocento).

Sulla scena la marionetta di Collodi perde gran parte della sua "allegoricità" strettamente pedagogica: Un po' per questioni di sintesi teatrale, un po' per volontà, si insiste molto meno sulla scuola e le bugie, per porre in luce (in maniera però mai pretestuosa) i problemi d'una generazione diversa:


All'epoca di Collodi la scuola era un privilegio, oggi l'analfabetismo è stato vinto, ed i problemi principali sono quelli che nascono dal troppo benessere.


Non si punta dunque più un particolare accento sulle marachelle o l'obbedienza; Il tema principale è quello di una generazione "contestatrice" di bambini che si sente già adulta, in grado di scegliere, di ragazzi che sono sempre più soli e alla ricerca d'un affetto familiare che spesso manca loro, perché manca (cosa per Collodi nemmeno pensabile) magari una delle due figure genitoriali (Maria), e senza la guida d'un adulto finiscono per capitare nelle mani sbagliate, o del ragazzino/adolescente che si guarda allo specchio e sente diverso (aspetto appena accennato che meritava forse d'essere sottolineato leggermente di più).


In pratica, come viene sottolineato in una canzone tra le ultime, si vuol parlare ad una generazione senza radici, che soffre più profondamente e silenziosamente di quella di Collodi; non più ai bambini che non vanno a scuola o non dànno retta alla mamma.

Tutti i salmi finiscono in Gloria, tutte le commedie in Amore:


Ad essere pignolo, effettivamente, una cosa che lascia l'amaro in bocca è il finale sulla parola "Amore", che puo' suonare un po' "facile", a mo' di "Deus Ex Machina".

Sembra che oggi il 90% degli spettacoli finisca su questa parola, quale che sia l'argomento.

La lingua italiana, contrariamente ad altre lingue, è molto attenta alle sfumature per ciò che concerne i sentimenti: la parola "amore" va utilizzata con gran parsimonia.

l'Amore nella nostra lingua indica qualcosa di non ben definito ma dalla forte accezione fisica (In Italiano si "vuol bene" alla mamma, ma si "ama" la donna; per questo motivo un parlante italiano sta molto attento ad usare il verbo giusto per secondo l'occasione e il sentimento).

La fatina dice fa diventare Pinocchio bambino perché costui avrebbe "imparato ad amare" (testuali parole); ma il fatto di essere un po' dìscolo, non implica affatto l'essere anche malvagio o non conoscere i sentimenti (tanto che all'inizio dello spettacolo il burattino cantava addirittura "Sempre insieme ad ogni costo" insieme al padre).

Cio' su cui ruota il dramma di Pinocchio, a mio modo di vedere, non è l'Amore in sé, ma semmai la ricerca di "Affetto" (famigliare) e di una "guida" da parte del protagonista.

Geppetto sì, da questa avventura ha imparato ad Amare, e Lucignolo, cresciuto, alla fine preferirà una ragazzina al suo compagno di giochi; Pinocchio no (o comunque è un aspetto poco rilevante per come si è evoluta la storia), semmai alla fine è Cresciuto anche lui, ed ha imparato a distinguere il bene dal male, ed è proprio per poter Crescere e diventare uomo (e forse in futuro trovare l'Amore che lo renderà padre a sua volta) che verrà trasformato in bambino (sarebbe meglio in ragazzino però); questa potrebbe essere una lettura più in linea coi personaggi fin qui presentati, sempre secondo me.


Se vogliamo, però, il finale non è del tutto campato per aria, considerando che la causa dell'intreccio possa effettivamente attribuirsi all'amore (mancato) tra Geppetto e Maria; tuttavia in questo modo si tende, un po' troppo a puntare l'accento sull'amore coniugale tra due personaggi non principalissimi "Geppetto-Maria" lasciano un po' in ombra la figura di Pinocchio e cio' che egli ha imparato da questa avventura.

Purtroppo il finale è uno dei punti più delicati d'un'opera, e non è sempre facile terminare esattamente a piè pari; tuttavia, non essendo proprio del tutto pretestuoso (come troppo spesso accade), non rovina in modo particolare la bellezza complessiva dell'opera.

Conclusioni

Mi sento di affermare che questa sia l’UNICA VERA commedia musicale uscita negli ultimi trent'anni per cui VALE LA PENA spendere soldi per vedere dal vivo.

In questo spettacolo la Compagnia della Rancia (che purtroppo si dimostra ancora una volta essere pressoché l’unica realtà SERIA del nostro paese) al contrario di quanto fanno le compagnie contemporanee, non tenta presuntuosamente di creare un'opera immensamente maestosa, scimmiottando i grandi spettacoli visti qua e là all’estero, ed infarcendo testi e musica di figure ardite che alla fine risultano ripiene di niente.

Piuttosto che copiare male gli altri, ritengo sia preferibile creare un proprio stile; ed è proprio da questo tipo di teatro che si potrebbe partire per creare uno stile “all’italiana” , senza andare a scomodare l’Opera.

Una volta divenuti esperti in questo genere di commedia, si può anche tentare la sfida di qualcosa più articolato e complesso, ma bisogna avere prima le spalle coperte da una solida preparazione ed esperienza (Che purtroppo da noi manca).

Non a caso Pinocchio è l’unica commedia musicale moderna che sia riuscita a sbarcare oltreoceano (e non solo, credo), quando altri spettacoli nemmeno ci provano perché sanno che verrebbero SONORAMENTE FISCHIATI da un pubblico dal gusto molto più affinato (dal tempo) del nostro.

La forza dello show sta appunto nella sua solidità: tolti i colorati costumi e le grandi scenografie, il dramma riesce a reggersi benissimo su una struttura musicale e drammaturgica ben costruita; lo dimostrata il fatto che, a distanza di poco tempo, sia entrato a far parte del repertorio di compagnie di tutta italia (oratori compresi), diventando subito una pietra miliare del genere.

…mentre altri spettacoli ben piu’ blasonati e costosi “muoiono” dopo un paio di stagioni senza lasciare traccia.

Peccato solo che a distanza di quasi 10 anni nessuno abbia più proseguito su questa strada, preferendo imboscarsi nel fallimentare ginepraio pseudo-operistico.


PS: Questa recensione ho voluto dedicarla a tutti coloro che continuano a ripetermi che io sia incontentabile. Sono solo uno che, conoscendo un po' il mondo del recitar cantando, valùta le cose secondo il suo occhio; quando le cose meritano non ho problemi ad ammetterlo (non è colpa mia se son poche), e sono sicuro che il tempo mi darà ragione.