mercoledì 21 ottobre 2026

Epic: The Musical - Cyclops Saga - Cosa cambierei




 Dopo aver analizzato la Troy Saga, mi dedico alla Cyclops Saga, per capire quali aspetti funzionano e quali, a mio parere, potrebbero essere migliorati. Parto da una mappa dei brani e poi passo alle modifiche che farei.

Funzione dei brani

Brano

Funzione narrativa

Funzione narratologica

Polyphemus

Odisseo e i suoi uomini entrano nella grotta di Polifemo e prendono delle pecore, dando inizio allo scontro con il Ciclope. Odisseo tenta la via diplomatica e offre del vino, ma Polifemo reagisce con violenza.

L'episodio introduce il conflitto tra negoziazione e forza, che richiama la violazione dell'ospitalità (xenia) del poema omerico. Il motivo del nome falso, Nobody, è un'anticipazione alla Čechov: introdotto qui, diventa uno strumento fondamentale per la successiva fuga.

Survive

I compagni di Odisseo cercano di trovare un modo per salvarsi. Polite viene ucciso e la minaccia diventa immediatamente concreta per l'intero gruppo.

È il brano della crisi e dell'escalation. L'alternanza tra il coro dei soldati e la voce individuale di Polite mette in scena il conflitto tra sopravvivenza collettiva e valore della singola vita, condensato in un parallelismo tra due versi sulle seicento vite in gioco (ne parlo più avanti).

Remember Them

Odisseo sfrutta il vino mescolato al loto per addormentare Polifemo, lo acceca e organizza la fuga. Prima di allontanarsi, gli rivela la propria identità.

È il brano della scelta decisiva e della svolta narrativa. Odisseo risparmia Polifemo, ma rivelargli il proprio nome è un atto di parola con conseguenze sul mondo narrato: contribuisce a provocare la successiva vendetta di Poseidone. Il ritornello Remember them richiama i compagni caduti e trasforma la memoria in un principio d'azione.

My Goodbye

Atena rimprovera Odisseo per le sue scelte, mentre lui contesta la freddezza della dea. Il rapporto tra mentore e allievo si spezza.

Il conflitto tra spietatezza strategica ed empatia diventa esplicito. La rottura con Atena priva Odisseo di una guida e prepara la sua evoluzione successiva. L'accusa rivolta alla solitudine della dea anticipa inoltre un tema relazionale ripreso in We'll Be Fine.

Cosa cambierei

Prima di entrare nei dettagli, una premessa: la saga ha momenti solidi, come il parallelismo di Survive e il ritornello di Remember Them. I problemi che vedo riguardano meno le singole idee che la loro costruzione: alcuni passaggi occupano troppo tempo, altri troppo poco. Procedo seguendo l'ordine dei brani.

1. Polyphemus: la pecora preferita e la giustificazione della vendetta

I versi che mi danno più fastidio in tutta la saga sono quelli in cui Polifemo rivendica la sua pecora preferita e il principio secondo cui il dolore che si semina è il dolore che si raccoglie.

You killed my sheep /  My favourite sheep

What gives you the right to deal a pain so deep

Don't you know that pain you sow is pain you reap


Il problema è che il musical sembra voler giustificare l'antagonista attribuendogli una motivazione che, per quanto comprensibile in astratto, non rende meno sproporzionata la sua reazione. È una tendenza narrativa contemporanea che trovo irritante: la necessità di dare a ogni antagonista ragioni che spieghino il suo comportamento, fino al punto in cui la spiegazione rischia di trasformarsi in una giustificazione morale.

Dare una motivazione a un personaggio non significa assolverlo: un antagonista può avere ragioni comprensibili e restare comunque responsabile delle proprie azioni. Il problema nasce quando la narrazione sembra confondere i due piani.

Nel caso di Polifemo la sproporzione è evidente. Odisseo e i suoi uomini hanno ucciso una pecora, ma Odisseo ha anche tentato di negoziare e ha offerto del vino. Polifemo risponde uccidendo i suoi compagni con la clava. Subire un torto non autorizza qualsiasi vendetta: la frustrazione di uno studente per un voto che ritiene ingiusto è comprensibile, ma non rende legittimo aggredire il professore. L'esempio è volutamente estremo, ma mostra la fallacia: il torto subito non giustifica automaticamente la reazione.

C'è poi un problema di caratterizzazione. Sorvolando sul fatto che un pastore possa avere una pecora preferita, questa motivazione mi sembra poco coerente con il personaggio che il musical presenta subito dopo: un gigante brutale, che reagisce agli intrusi con violenza estrema. I versi gli attribuiscono una sensibilità morale difficilmente compatibile con la crudeltà che dimostra immediatamente dopo.

Il parallelismo è probabilmente voluto: la reciprocità del dolore rispecchia il tema della saga, il conflitto tra spietatezza ed empatia che attraversa Odisseo. Ma è proprio questo il punto: la motivazione sembra costruita per servire il tema, più che per appartenere al personaggio. Un Polifemo coerente con la propria natura, territoriale, possessivo e violento, che reagisce perché qualcuno ha invaso il suo spazio e preso ciò che gli appartiene, non avrebbe bisogno di trasformare la sua reazione in una rivendicazione di giustizia.

2. Survive: tagliare la transizione e far sentire la morte di Polite

Il cambiamento più importante che apporterei riguarda Survive. La prima fase dello scontro con Polifemo occupa una porzione considerevole del brano e, a mio parere, allunga la vicenda senza farla avanzare in misura proporzionata alla sua durata.

Passerei direttamente dal verso in cui Polifemo condanna Odisseo a essere l'ultimo a morire
Yes, you shall be the final man to die
al momento in cui afferra la clava e uccide Polite, eliminando una transizione di oltre due minuti.

Capisco che esista un parallelismo musicale e tematico tra i versi in cui Odisseo mette sul piatto una sola vita contro seicento

Six hundred lives at stake
It's just one life to take

E quelli in cui Polifemo risponde promettendo di prenderne seicento.

Six hundred lives I'll take
Six hundred lives I'll break

Il parallelismo è efficace e non lo eliminerei. Lo conserverei però all'interno di un'unica sequenza, anziché distribuirlo tra due momenti relativamente autonomi.

Così la scena acquisterebbe ritmo e la violenza di Polifemo risulterebbe più improvvisa: il passaggio dalla minaccia all'uccisione repentina di Polite diventerebbe un vero punto di rottura.
Chi vuole  può fare la prova: saltare direttamente al momento in cui Polifemo colpisce Polite. L'azione immediata rende la scena più drammatica e mostra quanto guadagnerebbe da un montaggio più serrato, senza perdere praticamente nulla a livello della vicenda..

C'è però un problema che il taglio, da solo, non risolve e potrebbe persino aggravare: la morte di Polite è facile da perdere. È la prima persona che Polifemo uccide, nonché il migliore amico di Odisseo, e verrà richiamata più volte nel corso dell'opera. Eppure avviene in modo così improvviso che può sfuggire a chi ascolta senza seguire il video. Un evento destinato ad avere tanto peso dovrebbe essere riconoscibile anche solo dalla colonna sonora.

Basterebbe un accorgimento minimo: far gridare a Odisseo il nome di Polite nel momento in cui viene colpito. Non servirebbe una lunga scena di lutto, solo un richiamo che renda la morte inequivocabile. La morte repentina resterebbe, ma diventerebbe leggibile.

Si tratta, in sintesi, di ridistribuire il tempo: meno spazio alla transizione, più chiarezza e più peso al momento che conta. Il tempo risparmiato potrebbe essere usato altrove.

3. Remember Them: preparare il loto e ricordare Polite

Un problema che riscontro spesso in Epic: The Musical è la scarsa preparazione di alcuni eventi: a volte la narrazione sembra più interessata a raggiungere un momento spettacolare che a costruire il percorso che lo rende credibile. Nella Cyclops Saga succede quando Polifemo cade addormentato.

Odisseo ha mescolato il loto al vino, ma lo spettatore lo scopre soltanto dopo che il piano ha già avuto effetto, perché è lui stesso a spiegarlo in due versi, a cose fatte.

We must move quickly, we don't have much time

He didn't notice I mixed lotus in his wine.

Nell'Odissea l'episodio è diverso: Odisseo offre a Polifemo del vino molto forte, che il Ciclope beve fino a ubriacarsi e ad addormentarsi. Il musical introduce invece il loto come ulteriore espediente, che va bene, purché sia integrata coerentemente. Sarebbero bastati due versi prima della caduta di Polifemo, per mostrare Odisseo mentre prepara il piano o per far capire che ha mescolato qualcosa al vino.

Si potrebbe obiettare che la rivelazione a posteriori è un procedimento classico, usato di continuo nei film di rapina: il piano riesce e solo dopo ne vediamo il meccanismo. È vero, ma funziona quando lo spettatore avrebbe potuto sospettare qualcosa, o quando il racconto ha dichiarato apertamente di nascondere qualcosa. Qui manca l'uno e l'altro: l'informazione serve a capire l'evento, e arriva dopo l'evento. Una cosa è sorprendere lo spettatore con un esito inatteso ma preparato; un'altra è dargli soltanto dopo ciò che gli serviva per comprendere, col rischio che la soluzione appaia introdotta arbitrariamente.

Il secondo intervento riguarda Polite. Sebbene il ritornello richiami i compagni caduti in generale, il brano si concentra soprattutto sulla fuga, sulla strategia di Odisseo e sulla sua scelta di rivelare la propria identità a Polifemo, lasciando in secondo piano la perdita più personale del protagonista.

Un breve riferimento a Polite collegherebbe in modo più diretto le decisioni di Odisseo al lutto appena subìto. Non servirebbe un'elegia che spezzi il ritmo della scena: basterebbe anche un solo richiamo capace di esplicitare il legame tra il dolore e le sue azioni. Questo passaggio, inoltre, preparerebbe meglio il terreno per "My Goodbye", rendendo più comprensibili sia la rabbia di Odisseo sia il peso emotivo del suo scontro con Atena.

Magari il tempo risparmiato dal taglio precedente si sarebbe potuto impiegare qui per mostrare un ulteriore saggio dell'astuzia di Ulisse: l'escamotage della fuga aggrappati alla pancia delle pecore.


4. My Goodbye: Atena è troppo insensibile?

My Goodbye funziona già abbastanza bene, anche se è un'aggiunta del musical senza un corrispettivo diretto nel poema omerico. Non lo cambierei radicalmente, ma rivedrei alcune battute: in particolare quelle in cui Atena rimprovera a Odisseo di essere stato sconsiderato e sentimentale e usa la morte dei suoi amici come prova della sua debolezza.

You were reckless, sentimental at best

That's not a teaching of mine

You’ve grown soft, your dead friends can attest

L'atteggiamento di Atena mi sembra eccessivamente insensibile dal momento che Odisseo ha appena perso il suo migliore amico e diversi compagni, e si trova in un momento di profondo lutto. Che Atena lo rimproveri duramente per essere stato sentimentale, usando le sue perdite come prova della sua debolezza, la fa apparire quasi più in torto di lui.

Non dico che la dea abbia necessariamente torto sul piano strategico: rivelando la propria identità, Odisseo ha commesso un errore, le conseguenze saranno gravi. Ma avere ragione sulla strategia non significa avere ragione anche sul piano umano. Atena potrebbe contestare la decisione senza liquidare il dolore come debolezza; così com'è scritta, forse, risulta un po’ troppo distaccata..

D’ altra parte non mi convince totalmente nemmeno la reazione di Odisseo. La rabbia e l'orgoglio ferito lo portano ad attaccare personalmente la dea, accusandola di essere sola e di non avere amici. L'accusa ha una certa efficacia drammatica, ma rischia di apparire infantile, proprio perché arriva da chi ha appena perso uno dei suoi amici più cari. Si può leggere la contraddizione come parte della sua reazione emotiva: è ferito e arrabbiato, non sta costruendo un'argomentazione razionale. Perché questa lettura funzioni pienamente, però, il lutto per la perdita di Polite dovrebbe essere reso più evidente nei brani precedenti, ed è qui che le modifiche proposte alle sezioni 2 e 3 servirebbero anche a My Goodbye.

Fossi l’autore renderei Atena meno sprezzante, senza indebolire la sua critica strategica, e darei più risalto al dolore di Odisseo. Il confronto risulterebbe più equilibrato, con due personaggi che hanno entrambi ragioni valide, ma anche limiti e punti ciechi.

Conclusione

La Cyclops Saga contiene un conflitto tematico interessante, quello tra empatia e spietatezza, che prepara l'evoluzione successiva di Odisseo. I problemi che riscontro riguardano il modo in cui questo conflitto viene costruito, e hanno una radice comune: il tempo narrativo è distribuito male. Troppo spazio alla transizione di Survive e alla motivazione di Polifemo; troppo poco al lutto per Polite e alla preparazione del loto.

Per questo non credo che la soluzione sia sempre aggiungere, né sempre togliere. In alcuni casi taglierei e lascerei che siano le azioni a parlare; in altri basterebbero due versi in più, nel punto giusto.

Un antagonista non ha bisogno di essere moralmente giustificato per essere interessante. Una morte importante non dovrebbe rischiare di passare inosservata. E un colpo di scena funziona meglio quando la narrazione ha preparato le condizioni che lo rendono possibile. Sono questi gli interventi che, a mio parere, renderebbero la Cyclops Saga più efficace: maggiore coerenza nella caratterizzazione, più precisione nella costruzione delle scene e un ritmo capace di dare il giusto peso agli eventi decisivi. Se l'analisi vi è piaciuta, posso provare a fare un lavoro simile anche per le saghe successive.


lunedì 19 ottobre 2026

Come "riorganizzerei" Epic: the musical (The Troy Saga)

 



Sono sincero: Epic: The Musical non mi dispiace affatto. Le canzoni sono coinvolgenti e, benché manchino quei due o tre brani davvero iconici che restano subito impressi nella memoria (tipo "Memory" per Cats o "Do You Hear the People Sing?" per Les Misérables), l’opera ha un potenziale indiscutibile. Si percepisce una scrittura appassionata, ed è proprio per questo che mi fa arrabbiare: sarebbe bastata un po' di attenzione in più per farne un lavoro davvero maturo.

Invece, a causa di una gestione drammaturgica fragile e superficiale (complice forse un po' d'arroganza), finisce per rimanere un buon prodotto amatoriale.

Il problema non è la materia prima, che c’è,  ma il fatto che sia distribuita male o eccessivamente sovraccaricata.

Voglio spiegarvi cosa intendo analizzando la struttura (almeno dell'inizio) e mostrandovi i piccoli cambiamenti strutturali che apporterei, se ne fossi l'autore, per conferire maggiore ritmo e coerenza all'opera.

Una premessa doverosa: si tratta di un'analisi incentrata sulla drammaturgia e sulla sceneggiatura, non sulla composizione musicale.

Prendiamo ad esempio la prima parte:

The Troy Saga - Struttura attuale

  1. The Horse and the Infant: Il musical parte in medias res, riassume la caduta di Troia attraverso l’inganno del cavallo e introduce subito l’incidente scatenante: Zeus ordina a Odisseo di uccidere il figlio di Ettore, Astianatte, profetizzando che, se risparmiato, tornerà in futuro per vendicarsi.

  2. Just a Man: Il monologo interiore di Odisseo prima di compiere l’infanticidio: dubita, tenta di giustificarsi, ma alla fine si piega al volere divino e scaglia il neonato dalle mura. Qui si delinea il carattere del protagonista: non un semidio né un tiranno spietato, ma "solo un uomo" costretto a commettere un orrore contro la propria volontà.

  3. Full Speed Ahead: Comincia il viaggio di ritorno verso Itaca. Fame e sfinimento spingono l’equipaggio a cercare provviste su un’isola sconosciuta. Dal punto di vista narrativo è un brano d’atmosfera, che introduce il rapporto tra Odisseo e il suo luogotenente Euriloco, evidenziando le prime crepe nella catena di comando.

  4. Open Arms: Viene introdotto Polite: solare, empatico, opposto alla naturale diffidenza di Odisseo. Polite invita l'amico ad accogliere il mondo con fiducia e gentilezza anziché col sospetto. A livello tematico incarna il polo morale della pietà, che resterà il perno filosofico di tutta la prima metà dell’opera (fino alla rottura sancita da Monster alla fine del primo atto).

  5. Warrior of the Mind: Viene introdotto il legame tra Atena e Odisseo attraverso un flashback sul loro primo incontro, che illustra l’ideale di fredda razionalità strategica promosso dalla dea. Funziona da antitesi filosofica alla gentilezza di Polite.

I problemi drammaturgici della saga

A livello di ritmo e coerenza narrativa, in questo blocco iniziale emergono criticità precise:

1. La frammentazione dell'incidente scatenante

The Horse and the Infant tenta di fare due cose enormi contemporaneamente: chiudere la guerra di Troia e impostare il conflitto tragico di Astianatte. Liquidare l'epilogo di un assedio durato dieci anni in poche battute per poi passare subito a Zeus crea un cambio di passo fin troppo brusco. Subito dopo, Just a Man isola il monologo interiore in un brano a parte: separare l'avvertimento divino dal gesto vero e proprio diluisce la carica di suspense che dovrebbe travolgere l'inizio del musical.

2. Il volere di Zeus e la responsabilità dell'eroe

Quando Odisseo implora "Please don’t make me do this", il coro degli dèi non si limita a ribadire la profezia. In sovrapposizione canta: "We’re bringing you down on your knees for you / Oh, this is the will of the gods". Questo conferisce alla scena un tono quasi sadico: gli dèi schiacciano psicologicamente Odisseo, trasformando la sua disperazione in un puro atto di sottomissione.

L’infanticidio rischia così di apparire meno come una scelta tragica del protagonista e più come l’esecuzione coatta di un comando divino. Il verso successivo ("The blood on your hands is something you won’t lose / All you can choose is whose") introduce certamente un dilemma, ma arriva dopo che il coro ha già stabilito che quella è "la volontà degli dèi". La responsabilità di Odisseo resta ambigua e comunque non totale.

Inoltre, questo approccio è in palese contraddizione con il comportamento di Zeus più avanti in Thunder Bringer: lì il re degli dèi non dà un ordine, ma lascia a Odisseo la scelta ("Someone's got to die today / And you have got the final say / You? Or your soldiers?"), rendendo la scena immensamente più drammatica.

3. Occasioni mancate in Open Arms

Si sarebbe potuto affidare qualche verso in più ai Lotofagi stessi, caratterizzando musicalmente e visivamente la loro natura pacifica e l’effetto soporifero del loto, anziché lasciarla solo descritta da Polite e Odisseo.

4. La frattura di Warrior of the Mind

È senza dubbio il punto più debole della saga, perché spezza l'azione per due motivi:

  • Motivazione immediata debole: Atena interviene rimproverando Odisseo ("Have you forgotten the lessons I taught you?"), ma non si capisce a cosa si riferisca. Il protagonista ha appena conquistato Troia con l'astuzia, sacrificato il neonato per senso del dovere e, nella scena precedente, ha ribadito a Polite la necessità di diffidare del mondo. Anche se nel finale di Open Arms canta un singolo verso più morbido ("Greet the world with open arms"), il rimprovero della dea ("Have you forgotten to turn off your heart?") risulta esagerato o fuori tempo massimo. Perché interviene qui e non quando Ulisse vacillava sulla sorte di Astianatte?

  • Confusione temporale: Il brano contiene un flashback del loro primo incontro che, all'ascolto puro (senza il supporto delle animazioni visive), risulta disorientante. Si passa bruscamente dal dialogo presente tra mentore e allievo a una scena d'origine, rompendo la continuità cronologica.

Come riorganizzerei The Troy Saga

Volendo mantenere quasi intatto il materiale musicale ma riordinandolo con maggiore fluidità drammatica, interverrei così:

0. Prologo: L'Incontro

Se si vuole mantenere la scena che racconta le origini dell'amicizia tra i protagonisti, isolerei la sezione di Warrior of the Mind dedicata al primo incontro tra Atena e il giovane Odisseo, collocandola all'inizio come breve prologo. Rallenterebbe l'inizio, ma  permetterebbe di stabilire fin da subito la posta in gioco, presentare il protagonista con la sua guida divina e impostare una linea temporale pulita.

1. The Horse: La Caduta

Un brano d'apertura interamente focalizzato sull’inganno del cavallo, sull’epilogo dell’assedio e sul trionfo acheo, dando il giusto respiro epico alla fine della guerra.

2. The Infant: Il Dilemma Morale

Qui la scena guadagnerebbe un'enorme carica drammatica:

  • La scelta di Zeus: Toglierei il verso "this is the will of the gods" ed eviterei di imporre l'atto come "volontà degli dèi", Zeus dovrebbe limitarsi ad enunciare la profezia, e a rispondere alle obiezioni di Ulisse. Il dilemma diventerebbe: "Se lasci vivere questo bambino, sterminerà la tua famiglia. Ora decidi tu". In questo modo la chiusura perentoria "The blood on your hands is something you won't lose / All you can choose is whose", sarebbe molto piú drammatica e creerebbe un perfetto parallelismo con la scelta di Thunder Bringer: "Someone's got to die today/And you have got the final say/ You? Or your Soldiers?"

  • L'innesto di Atena: Nel momento in cui Odisseo vacilla disperato ("Please don't make me do this"), metterei la seconda parte di Warrior of the Mind. Atena interviene per richiamarlo all'ordine ("Have you forgotten the lessons I taught you?"), opponendo la dura razionalità strategica ai rimorsi umani nel momento esatto in cui serve.

3. Just a Man: La Decisione

Con questa ristrutturazione, Just a Man acquisisce una carica emotiva molto maggiore. I versi:

"But when does a comet become a meteor? / When does a candle become a blaze? / When does a man become a monster?"

assumerebbero un peso drammatico enorme: non più la semplice sottomissione a un ordine divino, ma la consapevolezza lacerante di un uomo costretto a soffocare la propria pietà in nome della spietata logica di guerra.

4. Full Speed Ahead

Invariata. Serve a dare respiro, contesto e a introdurre la necessità di approdare al più presto.

5. Open Arms

Modificata solo in minima parte (dando forse un paio di versi di caratterizzazione diretta ai Lotofagi). Senza l'interruzione di Warrior of the Mind, il brano porterebbe la saga a una conclusione leggera e naturale, funzionando - insieme a "full speed ahead" da perfetta scena di chiusura dell'episodio e transizione prima di entrare nell'episodio del Ciclope.


Credo comunque che il punto centrale sia chiaro: la materia prima di Epic è ottima, ma con un po' più di cura nella struttura teatrale avrebbe potuto fare il salto definitivo da progetto virale a solido esempio del musical contemporaneo.

domenica 4 ottobre 2026

EPIC: ottime canzoni, una storia meno convincente



EPIC: The Musical ha melodie orecchiabili e brani che si riascoltano volentieri. Eppure, più lo ascolto dall’inizio alla fine, più mi sembra che le singole canzoni funzionino meglio della storia nel suo insieme. Forse dipende anche dalla sua genesi social: è un’opera nata per essere ascoltata anche brano per brano, più che come un vero concept album.

Questi sono i punti che mi convincono meno.

  • Il ritmo dell’insieme. Molti brani hanno il proprio crescendo e il proprio grande finale, ma non tutti fanno avanzare la storia nella stessa misura. Alcuni ribadiscono emozioni già chiare, mentre passaggi importanti avrebbero meritato più spazio.

  • Il confine tra capire e giustificare la violenza. Just a Man tiene insieme molto bene una scelta comprensibile e il suo orrore. Più avanti, soprattutto in Monster, il confine si fa meno chiaro: Polifemo, Circe e Poseidone hanno delle ragioni, ma questo non rende automaticamente necessarie o proporzionate le loro reazioni. Il problema non è solo narrativo: come messaggio, suggerire che la sofferenza possa legittimare la violenza come risposta o come forma di protezione è anche estremamente pericoloso. 

  • La lezione di Poseidone è troppo comoda. Ulisse avrebbe potuto risparmiare Polifemo senza rivelargli il proprio nome. Attribuire la tragedia soprattutto alla sua mancanza di misericordia lascia quindi in secondo piano il suo orgoglio e la responsabilità di Poseidone nella strage.

  • La morte di Polite è troppo rapida. In EPIC Polite è uno dei pochi personaggi capaci di offrire a Ulisse una visione positiva e di spingerlo a superare la propria diffidenza. Proprio per questo, la sua morte per mano di Polifemo arriva quasi senza elaborazione. Considerato quanto Polite continui a influenzare il percorso di Ulisse anche dopo la morte, avrebbe meritato un momento che ne mostrasse meglio il peso.

  • La profezia lascia un dubbio interessante, ma poco sviluppato. No Longer You funziona bene come anticipazione di Monster, ma lascia una domanda che l’opera avrebbe potuto esplorare meglio: Ulisse deve davvero diventare quella persona, oppure interpreta la profezia come un’autorizzazione a diventarlo? Tiresia, inoltre, si limita a prevedere il futuro, senza dargli istruzioni o elementi concreti che possano indirizzarlo verso quel futuro. Manca anche il riferimento alle mandrie del Sole, che nell’Odissea dava alla profezia una funzione narrativa più concreta.

  • Scilla avrebbe potuto essere ancora più tragica. Sapere in anticipo il prezzo richiesto (sarebbe bastato un verso) al passaggio di Scilla avrebbe reso molto più angosciante la decisione di Ulisse, soprattutto se avessimo seguito il suo tentativo di nascondere il sacrificio ai suoi uomini.

  • La vittoria su Poseidone è poco preparata. Contro Circe, l’intervento di Hermes spiega chiaramente come Ulisse possa affrontarla. Contro Poseidone, invece, la sacca dei venti non giustifica del tutto il salto nei rapporti di forza. La trasformazione di Ulisse spiega perché sia disposto a essere più spietato, ma non perché sia improvvisamente abbastanza potente da sopraffare un dio. Sembra quasi una logica da RPG, in cui l’esperienza accumulata aumenta direttamente la forza del personaggio.

  • La spietatezza è più spettacolare delle sue conseguenze. L'opera riconosce il prezzo delle scelte di Ulisse, ma spesso le sue vittorie sono molto più trascinanti dei momenti dedicati alla colpa. Il rischio è che rimanga soprattutto l'impressione che la crudeltà funzioni, mentre la domanda su quanto fosse davvero necessaria passa in secondo piano.

EPIC ha quindi molto potenziale, ma avrei preferito qualche ripetizione in meno e più spazio alle scelte che trasformano davvero Ulisse. Sono quelle, più delle singole vittorie, a rendere memorabile il suo ritorno a casa.

domenica 14 settembre 2025

Dittico marino - poesia

Da cosa nasce questa poesia

Qualche mese fa, il direttore del coro con cui ho cantato per oltre quindici anni mi propose di scrivere una canzone estiva dal tono malinconico, da affiancare a classici come E la chiamano estate o La garota de Ipanema, per poter fare un concerto con materiale originale. Io non sono esperto di “canzonette”, quindi ho iniziato con un sonetto, che poi ho "rigirato" e riarrangiato per sembrare una canzone (del progetto non ho saputo piú nulla, ma mi resta il sonetto).
Poi, come spesso accade, la scrittura ha preso il sopravvento: ho sentito il bisogno di continuare e ho composto una seconda parte: più sperimentale, ossessiva, ricca di allitterazioni e giochi metrici, tra classico e moderno.
In seguito ho avuto di l'idea di aggiungere le didascalie con i tempi musicali come se fosse una sinfonia a due movimenti.
.

Il risultato è un dittico poetico, che oggi pubblico qui. Forse non è in linea con la sensibilità contemporanea – l'ho proposto a qualche concorso e non ha avuto gran fortuna; ma per me resta comunque un testo vivo, personale e autentico.

Dittico Marino

I. "L'ultima onda"

Andante elegiaco

Nel dorato crepuscolo d'estate
cammino sulla spiaggia a passo lento.
Tra dune solitarie cesellate
dal soffio infaticabile del vento,
l'eco mi giunge dolce di risate
ora sopite dentro al cuore spento,
di promesse sul lido sussurrate
e carezze sfumate in un momento.

Così vagando, con lo sguardo assorto
mentre rincorro dei ricordi il filo,
raggiungo là dove si spegne il mare.

E nel tramonto d'un Settembre smorto,
l'ultima onda traccia il tuo profilo
e lo dissolve tra le spume amare...

II. "Sale amaro"

Vivace Impetuoso

...e tra le spume, col vento che geme,
sfugge il tuo volto in un’ombra fugace.
L’onda s’inarca, rimbomba, poi freme,
poi si ritira, gorgoglia, poi tace.

Sorge la luna, le grido il tuo nome,
ma ecco che il mare lo strappa e lo sbrana;
resta un sospiro fuggevole come
l’eco sommessa d’un’ode lontana.

Sapore salmastro stride sui denti:
ricordo dei baci scabri di rena.
Saperci lontani accresce i tormenti,
Pensarci vicini aggrava la pena.

L’anima rugge, il mare s’arrabbia,
cresce col vento la furia congiunta;
come un gabbiano che rantola in gabbia
stride, si storce, strattona e s'impunta.

Esausta poi l'ira si muta in sgomento,
si sbriciola in schegge, all'aria si perde,
ne inghiotte la notte il triste lamento;
il vento si posa, placa, disperde.

L'eco svanisce, si spegne stremata,
e il mare sussurra sillabe mute.
Resta soltanto la luna gelata
spia di parole per sempre perdute.

Resta dell'acqua una scia sulla terra,
sparsa di ciottoli dal maestrale;
svanito ogni grido, placa ogni guerra,
resta un ricordo più amaro del sale.

domenica 26 marzo 2023

J. R. R. Tolkien - All that is gold does not glitter (Versione italiana in metrica)

Non si tratta di una canzone ma mi era stato chiesto, mi è piaciuta (anche per il fatto che fosse breve) e  mi ci sono cimentato.

Mi sono permesso di non usare lo stesso metro dell'originale e di farla in endecasillabi, perché credo rendano meglio:




All that is gold does not glitter

All that is gold does not glitter,
Not all those who wander are lost;
The old that is strong does not wither,
Deep roots are not reached by the frost.

From the ashes, a fire shall be woken,
A light from the shadows shall spring;
Renewed shall be blade that was broken,
The crownless again shall be king.
Non tutto l'oro al sol sempre scintilla,
e chi vagando va non sempre e' perso.
L'antico se e' possente non vacilla,
e sfugge al gelo il bulbo ben sommerso.

Fiamma verrá, da cenere destata,
luce dall'ombra a rischiarar la via,
la spada infranta tornerà temprata,
e il re senza corona in signoria


Ne ho scritta anche una versione che aderisse piú letteralmente al testo, ma che a me non piace. La metto qui ugualmente, quale preferite?

Non tutto l'oro al sol sempre scintilla,
Non sempre perso è chi vagabonda;
il vecchio se e' possente non vacilla,
Né gela mai radice ben profonda.

Quando verrá, tra cenere destata,
fiamma dall'ombra a partorire luce,
la lama rotta torni rinnovata,
e il re senza corona torni duce.

martedì 6 aprile 2021

Il testo al microscopio: Margherita - Versione olandese (Marco Borsato)

Che ci crediamo o no, le canzoni italiane sono molto apprezzate all'estero.

Non c'e' viaggio all'estero in cui non mi imbatta per caso in qualche brano italiano riproposto (e - dati i miei gusti musicali "datati", chissa' quanti altri me ne sfuggono).

Anni fa, durante un mio viaggio a Taiwan scoprii per caso che la radio passava costantemente una versione de “Il Mondo” cantata da un tale italo-austriaco  Patrizio Buanne  che i locali credevano famosissimo da noi, ma di cui quasi nessuno aveva sentito parlare.

Oppure quella volta in cui stavo su un bus per l'aeroporto e la radio passava non so quale canzone di Zucchero, e solo dopo mi resi conto che la cosa era insolita perche' stavo a Berlino e non in Italia.

In Spagna e Sudamerica, Eros Ramazzotti Raffaella Carra' e Laura Pausini stanno in ogni dove, tanto che una volta, un amico spagnolo, sentendo “ma che bello far l’amore da Trieste in giu’ ” si sorprendeva del fatto avessero fatto una versione italiana de “"para hacer bien el amor hay que venir al sur" (quando era piuttosto il contrario).

Dal momento che il blog si occupa di traduzioni/adattamenti musicali - anche se perlopiu' mie -, potrebbe essere interessante trattare anche qualche curiosita' legata alla  musica leggera in genere, non necessariamente limitandosi alla commedia musicale (piu' che per fare un'analisi del testo dal punto di vista metrico, per notare come un'identica "ossatura" musicale venga "vestita" in maniera diversa da autori diversi in lingue diverse).

A questo proposito vi voglio presentare un cantante poco conosciuto da noi, famosissimo in patria (Paesi Bassi), di cui manco io conoscevo l’esistenza fino a pochi mesi fa - cioe' finche' non ho raggiunto un livello decente d'olandese: Marco Borsato.

Padre italiano e madre olandese - leggo da wikipedia -, visse diversi anni in italia dove gestiva col padre un ristorante sul Garda, poi decise di tornare nei Paesi Bassi per tentare la fortuna come cantante.  Inizio’ cantando canzoni italiane, ma senza sfondare; poi inizio’ a cantare canzoni italiane tradotte in olandese, e li’ il successo divenne tanto travolgente che oggi riempie gli stadii (chiunque studi la lingua avra' avuto l'occasione di ascoltare una canzone sua o di Andre Hazes (padre)  - che pure ha "importato" diversi brani nostri - durante una lezione).

In generale i risultati di queste versioni sono buoni, per quanto si distaccano totalmente dall’originale, hanno un testo che non mi dispiace. Per questo articolo ho scelto la versione olandese di Margherita di Riccardo Cocciante (nella traduzione ho cercato d'essere abbastanza letterale).

Una delle ragioni per cui ho scelto Margherita e' che questa e' quarta lingua in cui la canzone viene tradotta: Il brano in italiano - scritto da Marco Luberti - fu cantato da Cocciante anche in francese, e - successivamente - spagnolo. Le tre versioni iniziali incise da Cocciante hanno lo stesso significato generale: mentre la versione Italiana e francese presentano alcune differenze stilistiche, quella spagnola e' la versione italiana presa verso a verso e ritoccata "quel tanto che basta per adattarsi alla lingua" (ma questo meriterebbe un articolo a parte).






"Margherita""Margherita" (het kaartenhuis)Margherita (il castello di carte)
testo di: Marco Luberti testo di Han Kooreneef e Leo Driessen
. ..
Io non posso stare fermo In de verte spreekt een stem In lontananza parla una voce
con le mani nelle mani Die ik herken van onze ruzies Che riconosco dai nostri litigi
Tante cose devo fare prima Over kleine misverstanden Su piccoli malintesi
che venga domani Over grote desillusies Su grandi disillusioni;
E se lei già sta dormendo En ik hoor de kille klanken E sento i suoni freddi
io non posso riposare Van jouw ingehouden woede Della tua rabbia repressa.
Farò in modo che al risveglio Maar wat kan ik meer dan janken Ma cosa posso fare se non piangere
non mi possa più scordare Als ik dit niet kon vermoeden? Perche' non mi aspettavo tutto questo?
. ..
Perché questa lunga notte, In een waas hoor ik je zeggen In una nebbia ti sento dire
non sia nera più del nero Dat je alles op wilt geven Che vuoi rinunciare a tutto
Fatti grande dolce luna Dat je alles met je meeneemt Che stai portando via con te
e riempi il cielo intero Wat me lief is in dit leven Cio' che amo in questa vita;
E perché quel suo sorriso En ik luister hoe jouw woorden E ascolto come le tue parole
possa ritornare ancora Langzaam opgaan in de zinnen Lentamente si fondono nelle frasi
Splendi sole domattina Die me treffen als een bliksem Che mi colpiscono come un fulmine
come non hai fatto ancora Met vernietigende kracht Con forza devastante.
. ..
E per poi farle cantare, Deze kilte maakt me gek Questa freddezza mi fa impazzire
le canzoni che ha imparato En dit gevoel is angstaanjagend E questa sensazione è terrificante
Io le costruirò un silenzio Maar je woorden malen verder Ma le tue parole mi schiacciano ancora di piu'{1}
che nessuno ha mai sentito En m'n ogen kijken vragend E i miei occhi guardano increduli {2}.
Sveglierò tutti gli amanti, Waarom zei je mij niet eerder Perché non mi hai detto prima
parlerò per ore ed ore Dat je zo van me vervreemd was Che ti ero cosi' indifferente?
Abbracciamoci più forte, Waarom sprak je over liefde Perché hai parlato di amore
perché lei vuole l'amore Als je nooit van mij gehouden hebt? Se non mi hai mai amato?
. ..
Poi corriamo per le strade Ik verlies het van de wanhoop Sto perdendo la testa per la disperazione
e mettiamoci a ballare En ik voel m'n tranen branden E sento le mie lacrime bruciare
Perché lei vuole la gioia, En ik zou niets liever willen E non vorrei nient'altro al mondo
perché lei odia il rancore Dan m'n hoofd weer in jouw handen Che avere di nuovo la mia testa tra le tue mani,
E poi coi secchi di vernice Maar wat tot een uur geleden Ma una cosa che fino a un'ora fa
coloriamo tutti i muri Nog zo veilig heeft geleken Sembrava una cosa cosi' certa e sicura
Case, vicoli e palazzi, Is een hele grote leugen Non e' altro che una grossa bugia
perché lei ama i colori En een kaartenhuis gebleken E si e' rivelata un castello di carte.
[nel finale le due non coincidono, questa ripete una strofa precedente]
. ..
Raccogliamo tutti i fiori, Het is net of iemand anders È come se un'altra persona
che può darci primavera In jouw lichaam is gekropen Fosse strisciata nel tuo corpo
Costruiamole una culla, En ik heb niet eens gemerkt E io non ho nemmeno notato
per amarci quando è sera Dat die naar binnen is geslopen Che si è insinuata dentro di te
Poi saliamo su nel cielo, Om jouw liefde uit te wissen Per cancellare il tuo amore
e prendiamole una stella En m'n wereld te vernielen E distruggere il mio mondo.
Perché Margherita è buona, Wil er niemand me vertellen [Per favore] che qualcuno mi dica
perché Margherita è bella Dat ik alles heb gedroomd Che ho sognato tutto.

Perché Margherita è dolce,
perché Margherita è vera
Perché Margherita ama,
e lo fa una notte intera
Perché Margherita è un sogno,
perché Margherita è il sale
Perché Margherita è il vento
e non sa che può far male
Perché Margherita è tutto,
ed è lei la mia pazzia
Margherita, Margherita
Margherita, adesso è mia
Margherita è mia
. ..
{1} malen - e' macinare con la mola
{2} vragend - letteralmente, interrogativi

E' interessante notare che - nonostante il titolo - qui Margherita non viene nominata nemmeno una volta (infatti alcune fonti riportano come titolo"il castello/la casa di carte". 

A differenza del testo italiano (che tra tutte le versioni e' - ammetto - quello che mi piace meno) e' un'elegia d'amore un po' esagerata e "impressionista" , quello olandese racconta del momento esatto in cui il rapporto di coppia si rompe, situazione in cui molti di noi probabilmente si sono ritrovati - sara' pure banale, ma trovo molto calzante la descrizione che ne viene fatta.

Ci troviamo davanti alla descrizione dell'ultimo litigio prima della separazione definitiva, in cui uno sta li' imbambolato "con gli occhi che guardano increduli", mentre sentono l'altra persona - quasi come "una voce in lontananza" - che passa in rassegna uno ad uno "i piccoli malintesi" e "le grandi disillusioni" - con una voce di una "rabbia contenuta" "dai suoni freddi" che sembra "scivolare sulle frasi", mentre dice che "vuole rinunciare a tutto e portarsi tutto via con se'", mentre tu d'improvviso ti rendi conto che tutto cio' in cui credevi non era che un castello di carte, che ora viene giu' tutto insieme.

Comparando i due testi, la versione olandese mi sembra piu' coinvolgente, non so, e' un parere personale.


martedì 18 agosto 2020

Felix Gray - Don Juan - L'homme qui a tout - versione italiana


Pubblico questa che avevo scritto una decina d'anni fa, ma che era rimasta in un cassetto (virtuale) perché non riuscivo a trovare una prima strofa che non suonasse proprio tenuta su' con gli stuzzicadenti, alla fine sono riuscito a pensarci qualcosa; niente di memorabile, ma regge.




Originale Italiano
S’il a souvent les yeux d’un ange Vivi illudendoti che avrai
Il a le coeur noir du démon per sempre il mondo ai piedi tuoi,
Mais il a de façon étrange e col tuo fascino otterrai
Cette force de séduction per sempre tutto quel che vuoi;
-
Cette assurance qui dérange Ma il tempo passa e come sai
Cette envie qui ne veut pas mourir Non lascia scampo a chi che sia.
Que tout doit lui appartenir E allora di', cosa farai?
-
Je ne sais pas moi qui le connais Un seduttore che cos'è?
Si un coeur battait sous sa veste Un ladro esperto in cuori altrui;
Si ce n’est pas que je l’aimais Sarto d'inganni e di bugie
Il faudrait que je le déteste di straordinaria abilitá.
-
Je ne pourrais pas l’oublier E un uomo solo che non sa
Même si au fond je le voulais cosa desidera per sé.
Je l’aime autant que je le hais E che non l'ha saputo mai.
-
L’homme qui a tout Cosa farai
mais qui n’a rien il giorno in cui
Celui qui veut tout posséder sopra il tuo viso scoprirai
Sans jamais pouvoir le garder la prima ruga apparsa giá?
-
L’homme qui a tout Cosa farai
Mais qui ne voit rien il giorno in cui
De l’amour qui passe à côté all' improvviso capirai
de lui Sans jamais s’arrêter che presto tutto finirá?
-
S’il a souvent les yeux qui pleurent Quando lo specchio innanzi a te
Ce n’est jamais parce qu’il est triste riflette un altro e non sei tu,
C’est que dans le rôle du menteur abbandonata ogni bugia
Il est le meilleur des artistes quello che resta che cos'è?
-
Mais même moi qui le connais Solo una maschera che ormai
Je ne sais jamais où est l’acteur sul viso tuo non calza piú.
Je l’aime autant que je le hais Avevi tutto ora cos'hai?
-
L’homme qui a tout mais qui n’a rien Cosa farai il giorno in cui
Celui qui veut tout posséder sopra il tuo viso scoprirai
Sans jamais pouvoir le garder la prima ruga apparsa giá
-
L’homme qui a tout Cosa farai
Mais qui ne voit rien Il giorno in cui
De l’amour qui passe à côté all' improvviso capirai
de lui Sans jamais s’arrêter che presto tutto finirá
-
L’homme qui a tout mais qui ne sait rien Ti resterá sará cosÏ
De l’ami qui voudrait lui dire soltanto a farti compagnia
Sans avoir peur de le faire rire la rabbia e la malinconia;
Que s’il a tout ça ne vaut rien Ti resterá sará cosí
S’il ne sait pas donner un peu l' inconfessata volontá
Il ne pourra jamais être deux di una carezza - ma di chi?