domenica 4 ottobre 2026

Quando le canzoni funzionano meglio della storia: i problemi di EPIC: The Musical



Più riascolto EPIC: The Musical, più il mio giudizio si allontana dall’euforia iniziale.

Non perché ritenga l’opera brutta. Al contrario, EPIC contiene moltissimo materiale musicale efficace, intuizioni notevoli e una capacità sorprendente di rendere immediatamente memorabili singoli brani.

Il problema emerge quando si smette di fruire le canzoni separatamente e si ascolta l’opera nel suo insieme.

Una canzone può essere coinvolgente, avere un ottimo climax, una melodia memorabile e una frase che rimane in testa. Questo, però, non significa necessariamente che debba occupare così tanto spazio all’interno di un’architettura narrativa.

EPIC mostra qui il suo limite principale: le sue unità locali sono spesso più forti della sua macrostruttura.

A questa sproporzione si aggiungono due difficoltà: la gestione delle informazioni, che talvolta privilegia la sorpresa rispetto alla tensione tragica, e la costruzione dei rapporti di forza, che in alcuni momenti sembra affidare alla trasformazione psicologica del protagonista il compito di spiegare anche possibilità materiali nuove.


Il paradosso dell’ascolto continuo e la logica della playlist

Ascoltando una singola traccia, l’attenzione tende a concentrarsi sul piacere immediato: ritmo, armonia, variazioni e risoluzione emotiva.

Ascoltando invece quaranta brani consecutivi, subentra un’altra modalità di fruizione. Cominciamo a chiederci:

  • che cosa è cambiato rispetto a tre minuti fa?
  • quale decisione irreversibile è stata presa?
  • se elimino questa sequenza, la storia prosegue nello stesso modo?

Naturalmente, una scena musicale può avere valore anche senza introdurre un nuovo evento. Può trasformare il significato di ciò che abbiamo già visto, farci abitare una contraddizione o approfondire un rapporto.

La densità drammatica non coincide con il numero di informazioni distribuite al minuto.

Il problema arriva quando il tempo aggiuntivo non produce neppure questi cambiamenti: quando un sentimento viene ribadito senza svilupparsi, una minaccia viene riaffermata senza modificarsi e un climax conferma quello che il pubblico aveva già compreso.

La fruizione per singoli brani favorisce l’autonomia di ciascun numero: ogni canzone deve conquistare l’ascoltatore, costruire una tensione e offrire un appagamento.

Nell’ascolto complessivo, però, questa autonomia può diventare un ostacolo. La storia sembra fermarsi ripetutamente per consentire a ogni episodio di completare il proprio arco musicale.

Questo giudizio riguarda soprattutto la drammaturgia dell’album e le esigenze di una sua eventuale traduzione scenica. Non tutto ciò che funziona come esperienza discografica richiede la stessa economia di una rappresentazione teatrale; ma la continuità narrativa rimane una promessa che EPIC invita a prendere sul serio.


La trappola dell’adattamento: episodio e causalità narrativa

L’Odissea offre una materia fortemente episodica, ma possiede anche una complessa organizzazione del racconto.

Adattarla non significa soltanto selezionare le avventure: significa ricostruire i rapporti fra eventi, conseguenze e decisioni.

Una struttura drammaticamente efficace rende percepibile questa concatenazione:

evento → conseguenza → nuovo problema → decisione → modifica dello stato

EPIC possiede ottimi esempi di questa causalità, come la gestione della sacca dei venti.

In Keep Your Friends Close, Eolo introduce l’oggetto e la sua regola: non aprirlo. La violazione allontana gli uomini da Itaca e li conduce nella terra dei giganti, dove affrontano Poseidone.

In Ruthlessness, Ulisse sfrutta il vento rimasto nella sacca per fuggire.

Lo stesso oggetto produce quindi un problema e offre successivamente una possibilità di salvezza.

La confessione di Euriloco

Anche la responsabilità di Euriloco costruisce un collegamento fra episodi distanti.

In apertura di Puppeteer, tenta di confessare qualcosa:

“Captain, I have something that I must confess”

Ulisse lo interrompe e rinvia il confronto.

La confessione esplicita arriva soltanto in Scylla:

“I opened the wind bag while you were asleep”

Mutiny sviluppa poi la rottura del rapporto di fiducia dopo il sacrificio dei sei uomini.

Questa anticipazione ha una funzione reale: introduce un debito narrativo, caratterizza l’incomunicabilità fra capitano e secondo e prepara una successiva collisione di colpe.

Tuttavia, il suo peso ritmico all’interno di quella scena rimane discutibile.

Il fatto che una scena abbia un’utilità futura non stabilisce automaticamente che la sua durata e la sua collocazione siano ottimali.

Questo rallenta l’avvio di Puppeteer proprio perché apre una questione destinata a essere immediatamente sospesa, prima di introdurre il conflitto centrale della scena, quello con Circe.

Dangerous e la ripetizione della trasformazione

Una difficoltà simile riguarda Dangerous.

Hermes fornisce indicazioni operative, consegna la sacca che contiene la tempesta di Poseidone e sollecita Ulisse ad affrontare il viaggio con un diverso atteggiamento:

“You’ll need a mindset change for this”

La canzone ha dunque una funzione concreta: offre al protagonista qualcosa che gli serve, oltre a segnare la ripartenza dopo Calipso.

Tuttavia, si colloca dopo Monster e Different Beast. A questo punto della storia, ribadire che qualcosa sia pericoloso rischia di ripercorrere un passaggio interiore già ampiamente elaborato.

La questione riguarda la proporzione: quanto spazio serve per riattivare una determinazione che conosciamo già, e quanto viene dedicato alle condizioni nuove del viaggio?


Il nodo centrale: moralità e necessità

Il nucleo tematico più interessante di EPIC risiede nel rapporto tra scelta morale e necessità di sopravvivenza.

L’opera è particolarmente efficace quando mantiene aperta la distanza fra avere una ragione per agire e poter considerare giusta la propria azione.

La necessità tragica: Just a Man e la morte di Astianatte

La tragedia morale viene impostata nella Troy Saga.

In The Horse and the Infant, Zeus presenta a Ulisse la futura vendetta del figlio di Ettore e respinge le alternative con cui il protagonista tenta di evitare l’infanticidio.

La formulazione del dilemma è estremamente chiara:

“The blood on your hands is something you won’t lose”
“All you can choose is whose”

Dal punto di vista di Ulisse, l’atto orribile appare necessario per impedire un male futuro.

Ma la pressione esercitata dalla profezia non cancella l’orrore dell’atto.

Just a Man sviluppa proprio questa contraddizione: il desiderio di rivedere la famiglia convive con la consapevolezza di una colpa che potrebbe accompagnarlo per sempre.

La motivazione rende comprensibile la decisione senza renderla moralmente innocente.

Comprendere perché qualcuno compia un’azione non significa assolverlo dall’azione stessa.

È una distinzione importante, perché costituisce uno dei punti in cui EPIC è più interessante.


Motivazione e giustificazione: Polifemo, Circe e la violenza

Nelle saghe successive, questa distinzione diventa sempre più instabile.

Polifemo presenta la propria violenza come risposta all’uccisione della sua pecora preferita e all’invasione della sua dimora.

Circe, soprattutto in Done For, giustifica la propria ostilità con la necessità di proteggere le ninfe e con il ricordo di una perdita precedente.

Sono motivazioni efficaci. Comprendere perché un antagonista agisca in un certo modo gli conferisce spessore e impedisce di ridurlo a una semplice incarnazione del male.

Ma avere una motivazione non significa che qualsiasi reazione a quella motivazione sia moralmente giustificata.

La vendetta di Polifemo può essere comprensibile senza accettare l’equivalenza morale che egli stabilisce tra il torto subito e la strage che compie.

Dopo aver ucciso la sua pecora, Ulisse cerca infatti di rimediare al danno, ma Polifemo continua comunque a massacrare i suoi uomini, fracassandoli con la clava.

Allo stesso modo, la responsabilità protettiva di Circe può spiegare la sua aggressività, ma non la rende automaticamente legittima.

Il problema diventa particolarmente evidente in Monster, quando è Ulisse stesso a reinterpretare le azioni di Polifemo, Circe e Poseidone come possibili modelli di condotta.

La loro apparente assenza di rimorso diventa per lui una risposta alla propria sofferenza. A questi esempi aggiunge il proprio inganno del cavallo di Troia, che ha portato al massacro dei Troiani.

Ma anche qui le situazioni non sono equivalenti.

Il massacro compiuto da Ulisse a Troia, per quanto terribile, avviene nel contesto di una guerra. Uccidere il nemico fa parte della logica stessa del combattimento e, almeno entro quella logica, la violenza può essere considerata una necessità militare.

Non si trova quindi sullo stesso piano della violenza di Circe o di Polifemo, che agiscono al di fuori di un simile contesto.

Anche Poseidone occupa una posizione diversa. La sua ira nasce da un torto reale: suo figlio è stato accecato da Ulisse.

La sua reazione è certamente sproporzionata e distruttiva, ma possiede una motivazione e una relazione causale con l’azione di Ulisse molto più dirette rispetto a quelle di Polifemo o Circe.

Persino l’accecamento di Polifemo, inoltre, non nasce dal nulla: è la conseguenza di una situazione in cui Ulisse e i suoi uomini hanno invaso la sua casa, ucciso i suoi animali e tentato di ingannarlo.

Queste azioni, dunque, non sono tutte sullo stesso piano.

Esistono differenze di contesto, proporzione, necessità e responsabilità.

Cercare di appiattirle tutte nella stessa categoria di «violenza giustificata dal proprio punto di vista» rischia di produrre una semplificazione moralmente e drammaturgicamente pericolosa.

È proprio qui che la comprensione degli altri rischia di trasformarsi in un’autorizzazione per sé.

Ulisse osserva che ciascuno dei suoi antagonisti protegge qualcosa, che ciascuno ha una ragione per combattere, e comincia quindi a chiedersi perché lui debba continuare a essere frenato dalla colpa:

“Who would care if we’re unjust”

Il passaggio è psicologicamente plausibile.

La sua forza tragica, però, dipende dal fatto che possiamo riconoscerlo come una razionalizzazione, non necessariamente come una verità finalmente scoperta sul funzionamento del mondo.

Ed è proprio questo che rende discutibile la scelta di mettere in relazione tutti questi esempi.

Ulisse avrebbe potuto arrivare alla stessa conclusione attraverso esempi molto più coerenti con la distinzione che sta cercando di elaborare.

Per esempio, avrebbe potuto pensare al leone che uccide la gazzella per nutrirsi. La sua violenza non lo rende «innocente», ma è necessaria alla sua sopravvivenza e appartiene alla sua stessa natura.

Non c’è bisogno di trasformare Polifemo, Circe o Poseidone in esempi di comportamento moralmente analogo per arrivare alla conclusione che la violenza, in determinate circostanze, può essere inevitabile.

Anzi, proprio questa distinzione avrebbe reso Monster più interessante: Ulisse potrebbe riconoscere che non tutta la violenza è uguale, ma concludere ugualmente che la propria situazione gli impone di accettare una parte di quella violenza.

Sarebbe una conclusione molto più ambigua e tragica del semplice «anche loro fanno cose terribili, quindi posso farle anch’io».


Dalla profezia alla filosofia della spietatezza

Nell’Odissea, Tiresia fornisce anche informazioni operative essenziali, fra cui l’avvertimento sulle mandrie del Sole.

In No Longer You, la profezia insiste invece sulle immagini del futuro e sull’identità dell’uomo che riuscirà a tornare a casa, ma non offre istruzioni operative. Questo rende la scena molto meno forte e necessaria ai fini della trama.

La funzione della scena diventa prevalentemente psicologica.

Ulisse deve interrogarsi su chi diventerà, oltre che su ciò che dovrà affrontare.

Questa scelta produce un collegamento significativo con Monster: una previsione enigmatica viene interiorizzata come pressione a cambiare.

Non manca dunque la causalità; cambia il suo oggetto.

La profezia interviene sulla percezione che Ulisse ha di sé, lasciando meno spazio alla preparazione concreta dei dilemmi successivi.


La dottrina di Poseidone e la nascita del mostro

In Ruthlessness, Poseidone trasforma la vendetta in una dottrina della spietatezza:

“Ruthlessness is mercy upon ourselves”

Il dio attribuisce la catastrofe alla misericordia di Ulisse, ma ricorda anche un’altra azione:

“You reveal your name”

Quest’ultimo elemento è decisivo.

Risparmiare Polifemo e rivelargli la propria identità sono due azioni diverse.

La seconda nasce dall’orgoglio e dal bisogno di rivendicare i compagni morti.

Quando Poseidone presenta questi eventi come conseguenze della stessa presunta debolezza morale di Ulisse, una causalità più complessa rischia di essere compressa in una sola lezione: la misericordia sarebbe stata l’errore fondamentale.

Monster mostra Ulisse che assimila quella lezione e decide di rinunciare ai propri scrupoli.

Different Beast ne presenta un’applicazione concreta: le Sirene sono già state catturate quando egli ordina di mutilarle e lasciarle annegare.

La differenza rispetto a Just a Man è sostanziale.

All’inizio Ulisse vive un atto terribile come una ferita morale; ora organizza la violenza come metodo per impedire minacce future.

L’opera conserva comunque elementi che impediscono di leggere questa trasformazione come un trionfo privo di ambiguità.

Il confronto finale con Atena riapre la possibilità di un mondo fondato su una maggiore empatia, mentre davanti a Penelope Ulisse riconosce di aver trattato i compagni come oggetti.

La tensione critica riguarda quindi il rapporto fra questi riconoscimenti e la gratificazione spettacolare delle vittorie: il costo morale della trasformazione rischia di ricevere meno spazio della sua efficacia.


Scilla: quando sapere prima sarebbe più drammatico

Il passaggio delle Sirene offre un esempio particolarmente interessante di gestione dell’informazione.

In Suffering, Ulisse apprende che la rotta per evitare Poseidone attraversa la tana di Scilla. La sua risposta chiarisce che conosce un prezzo da pagare, ma il testo non ne specifica ancora la natura:

“But Scylla has a cost”

In Scylla ordina poi di accendere sei torce:

“Eurylochus, light up six torches”

Soltanto all’inizio di Mutiny, Euriloco esplicita completamente l’accusa:

“That you did not just sacrifice six men?”

Questa costruzione favorisce una rivelazione progressiva.

Un ascoltatore che non conosca il mito può comprendere pienamente il senso della scelta soltanto mentre la catastrofe si compie, o attraverso l’accusa successiva.

E se il pubblico lo sapesse prima?

Anticipare il costo preciso, anche attraverso l’aggiunta di un singolo verso, avrebbe potuto produrre una tensione tragica più forte.

Se avessimo saputo già durante l’incontro con le Sirene che il passaggio avrebbe richiesto sei vite, saremmo entrati nella sequenza successiva condividendo il segreto di Ulisse.

Avremmo ascoltato ogni ordine sapendo ciò che i marinai ignorano.

Il silenzio del capitano avrebbe assunto immediatamente un peso concreto, e le sei torce sarebbero apparse fin dall’inizio come la preparazione di un sacrificio e come designazione delle sei ignare vittime.

Il pubblico avrebbe potuto domandarsi cosa avrebbe fatto Ulisse: confessare il prezzo, cercare un’alternativa o continuare a condurre gli uomini verso una morte di cui soltanto lui conosceva la necessità dichiarata?

La tensione avrebbe accompagnato la decisione prima ancora della sua esecuzione.

Questo avrebbe rafforzato anche il rapporto con l’inizio dell’opera.

Zeus presenta a Ulisse una scelta in cui il sangue sembra inevitabile e resta soltanto da determinare chi dovrà versarlo.

Scilla ripropone quella struttura in una forma ancora più compromettente: il capitano dispone delle vite di uomini che si fidano di lui.

La reticenza diventerebbe così un’azione drammatica.

Dire la verità potrebbe provocare un rifiuto o un ammutinamento anticipato; tacerla permette di proseguire, ma compromette il fondamento morale del comando.

Il pubblico assisterebbe alla costruzione del tradimento mentre i marinai continuano a credere di essere guidati verso la salvezza.

Rimarrebbe inoltre utile distinguere fra una necessità assoluta e quella che Ulisse accetta come unica possibilità di tornare a casa.

Le Sirene indicano quella rotta come l’unica via; il protagonista sceglie di agire sulla base di tale informazione.

Rendere più espliciti i termini del dilemma darebbe maggiore precisione anche alla responsabilità della decisione.

Qui il problema dell’economia narrativa si rovescia:

poche parole aggiuntive potrebbero aumentare enormemente il peso di un’intera sequenza.

Selezionare significa anche riconoscere dove un’informazione merita più spazio, o semplicemente una collocazione precedente.


Da Circe a Poseidone: la trasformazione morale non basta a spiegare la vittoria

Un’altra difficoltà emerge nel confronto fra l’episodio di Circe e lo scontro conclusivo con Poseidone.

Contro Circe, il vantaggio soprannaturale viene preparato chiaramente.

Hermes offre aiuto; in Done For, Ulisse dichiara di aver assunto il moly e collega esplicitamente quel dono alla possibilità di resistere agli incantesimi e affrontare la maga ad armi pari:

“You and I are now evenly matched”

Il pubblico può seguire il rapporto fra ostacolo, risorsa e risultato.

La determinazione di Ulisse conta, ma la possibilità concreta di combattere viene stabilita separatamente.

Six Hundred Strike e il problema della potenza

In Six Hundred Strike, invece, Ulisse riesce a sopraffare Poseidone e poi a infliggergli un dolore tale da costringerlo a cedere.

Il testo menziona una risorsa straordinaria: il dio stesso conferma che Ulisse ha aperto la sacca e liberato la tempesta:

“You released my storm when you opened that bag”

Sarebbe quindi inesatto sostenere che lo scontro avvenga senza alcun aiuto soprannaturale.

Tuttavia, la concatenazione che consente a quella risorsa di produrre una superiorità sul dio rimane molto meno leggibile nel libretto.

La domanda riguarda precisamente questo passaggio:

Come arriva Ulisse a mettere Poseidone in una condizione di impotenza?

La logica successiva della tortura è invece chiarissima.

Poseidone ricorda la propria immortalità:

“You can’t kill me”

E Ulisse risponde:

“Exactly”

L’immortalità non implica necessariamente l’impossibilità di soffrire.

Una volta che il dio è stato sopraffatto, la minaccia di un dolore prolungato possiede una logica.

È la conquista di quella posizione di vantaggio a richiedere una preparazione più convincente.

Le logiche qui sembrano più vicine a quelle di un videogioco, dove il protagonista diventa potente mano a mano che acquista punti esperienza, che a quelle di un dramma.

Essere diventato spietato può spiegare perché Ulisse sia disposto a torturare un nemico.

Non spiega, da solo, perché riesca materialmente a dominare un dio che in precedenza aveva distrutto la sua flotta.

Sul piano tematico, la scena è immediata: Ulisse restituisce a Poseidone la violenza che il dio gli ha insegnato.

Ma la chiarezza della simmetria morale supera quella del meccanismo concreto.

Sappiamo perché questa vittoria conclude il loro conflitto; comprendiamo meno chiaramente che cosa l’abbia resa possibile.

Il confronto con Charybdis è istruttivo.

In quel brano Ulisse identifica il funzionamento dell’avversario e comprende che gli basta evitarlo, sfruttandone il ciclo d’azione.

Anche nello scontro con i pretendenti, oscurità, armi sottratte e conoscenza del palazzo rendono intelligibile il suo vantaggio.

Sono vittorie che mostrano l’intelligenza all’opera.

Una preparazione altrettanto precisa avrebbe dato maggiore solidità allo scontro con Poseidone, senza ridurne l’intensità.


Il problema non è soltanto la quantità, ma la gerarchia

Una decisione irreversibile, una trasformazione del protagonista, una battaglia, un’informazione e un passaggio logistico svolgono funzioni diverse.

La loro importanza dovrebbe essere percepibile anche nella quantità di tempo e di elaborazione che ricevono.

EPIC tende invece a conferire a molti episodi una relativa autonomia musicale, con un crescendo, una rivelazione e una risoluzione propri.

Questo rende piacevole l’ascolto dei singoli brani, ma può appiattire la gerarchia degli eventi.

Quando il climax diventa una caratteristica ricorrente della forma, perde parte della sua capacità di segnalarci che qualcosa è cambiato in modo decisivo.

Scilla e Poseidone mostrano due conseguenze diverse di questo squilibrio.

Nel primo caso, un’informazione potenzialmente capace di sostenere un’intera sequenza tragica viene trattenuta per alimentare la rivelazione.

Nel secondo, una risoluzione spettacolare riceve una forza emotiva superiore alla preparazione delle sue condizioni materiali.

Il tempo drammatico richiede dunque una distribuzione più selettiva.

Alcuni passaggi potrebbero essere condensati; altri avrebbero bisogno di poche informazioni in più, offerte nel momento giusto.


Interesse locale e progressione globale: la necessità di selezionare

L’esperienza complessiva di EPIC rivela una tensione fra il piacere delle singole canzoni e la continuità del dramma.

Molti brani sanno generare attesa e appagamento in pochi minuti; la loro successione può però produrre saturazione quando idee già acquisite ritornano senza una trasformazione proporzionata.

La ripetizione musicale, naturalmente, può essere uno degli strumenti più potenti del teatro.

Un motivo che ritorna dopo una perdita o una scelta irreversibile può assumere un significato completamente diverso.

Il criterio decisivo è proprio questo:

Che cosa cambia nel ritorno?

EPIC ha un’enorme ricchezza melodica e tematica.

Per diventare un’opera teatrale più coesa avrebbe bisogno soprattutto di un montaggio capace di valorizzarla:

  • condensare le riaffermazioni della spietatezza;
  • conservare la distanza fra motivazione e giustificazione;
  • anticipare le informazioni che producono tensione tragica;
  • preparare con maggiore precisione i rovesciamenti dei rapporti di forza.

Soprattutto, la trasformazione di Ulisse dovrebbe rimanere leggibile nei suoi diversi piani.

La disponibilità a compiere un atto terribile, la convinzione che quell’atto sia necessario e la capacità materiale di realizzarlo richiedono costruzioni drammatiche distinte.

È proprio qui che alcuni dei problemi di EPIC diventano più evidenti.

La psicologia può spiegare perché Ulisse sia disposto a fare qualcosa.

Una necessità narrativa può spiegare perché ritenga di doverlo fare.

Ma nessuna delle due, da sola, spiega perché abbia concretamente i mezzi per farlo.

Allo stesso modo, una rivelazione può spiegare perché il pubblico comprenda un evento solo in un determinato momento; non significa necessariamente che quella sia la collocazione più drammaticamente efficace dell’informazione.


Una canzone deve convincere a non saltare la traccia. Un dramma deve rendere inevitabile la scena successiva.

È forse questa la distinzione che meglio riassume il problema.

Una canzone deve convincere l’ascoltatore a non saltare la traccia; un’opera teatrale deve convincerlo che la scena successiva sia inevitabile.

È nell’intervallo tra il piacere della singola canzone e la necessità del dramma che EPIC mostra i suoi limiti più evidenti.

lunedì 15 settembre 2025

Il lungo silenzio...

Lo so: ogni tanto ricevo messaggi di persone che inciampano in questo blog, o di qualcuno che mi seguiva e che mi chiede che fine abbia fatto questo blog.

È passato molto tempo dall’ultima volta che ho pubblicato: non scrivo più canzoni da anni, e il sito è rimasto un po’ abbandonato, tanto che ormai appare raramente nei risultati dei motori di ricerc

Quando ho aperto questo spazio avevo meno di vent’anni. Internet era una prateria selvaggia, senza SEO, senza social e senza algoritmi. Bastavano un po’ di fortuna e di sfrontatezza – qualità che a me non sono mai comunque appartenute – per farsi notare, ma oggi il mondo è radicalmente cambiato, e tutto è diventato molto piú difficile, specialmente per chi non è abituato a rubare la scena.

Poi, come succede, la vita è andata avanti. Oggi mi occupo di tutt’altro: lavoro nel campo dell’informatica, in un ufficio dove la creatività serve poco. Ma chi è creativo sa che non si smette mai davvero di creare. Così, di tanto in tanto, continuo a scrivere testi che restano nel cassetto.

La mia passione per la traduzione musicale

Per anni questo blog ha raccontato il mio interesse per la traduzione e adattamento di testi musicali – una disciplina che ho scoperto chiamarsi transcreazione. È una delle branche più complesse della traduzione, perché bisogna rispettare senso, ritmo, suono e metrica. Ogni testo mi costava tempo, fatica e notti insonni: tra perfezionismo e sindrome dell’impostore, ogni parola era una piccola battaglia.

Dal momento che ho questo blog, e che e' sempre stata una vetrina per i miei "lavori" ho deciso di iniziare a allargare lo spazio del blog e di condividerci anche qualcosa di inedito e personale. Non avrebbe senso creare un altro spazio per contenere quelle poche cose degne di nota che - ormai - posso aver scritto durante l'anno.

domenica 14 settembre 2025

Dittico marino - poesia

Da cosa nasce questa poesia

Qualche mese fa, il direttore del coro con cui ho cantato per oltre quindici anni mi propose di scrivere una canzone estiva dal tono malinconico, da affiancare a classici come E la chiamano estate o La garota de Ipanema, per poter fare un concerto con materiale originale. Io non sono esperto di “canzonette”, quindi ho iniziato con un sonetto, che poi ho "rigirato" e riarrangiato per sembrare una canzone (del progetto non ho saputo piú nulla, ma mi resta il sonetto).
Poi, come spesso accade, la scrittura ha preso il sopravvento: ho sentito il bisogno di continuare e ho composto una seconda parte: più sperimentale, ossessiva, ricca di allitterazioni e giochi metrici, tra classico e moderno.
In seguito ho avuto di l'idea di aggiungere le didascalie con i tempi musicali come se fosse una sinfonia a due movimenti.
.

Il risultato è un dittico poetico, che oggi pubblico qui. Forse non è in linea con la sensibilità contemporanea – l'ho proposto a qualche concorso e non ha avuto gran fortuna; ma per me resta comunque un testo vivo, personale e autentico.

Dittico Marino

I. "L'ultima onda"

Andante elegiaco

Nel dorato crepuscolo d'estate
cammino sulla spiaggia a passo lento.
Tra dune solitarie cesellate
dal soffio infaticabile del vento,
l'eco mi giunge dolce di risate
ora sopite dentro al cuore spento,
di promesse sul lido sussurrate
e carezze sfumate in un momento.

Così vagando, con lo sguardo assorto
mentre rincorro dei ricordi il filo,
raggiungo là dove si spegne il mare.

E nel tramonto d'un Settembre smorto,
l'ultima onda traccia il tuo profilo
e lo dissolve tra le spume amare...

II. "Sale amaro"

Vivace Impetuoso

...e tra le spume, col vento che geme,
sfugge il tuo volto in un’ombra fugace.
L’onda s’inarca, rimbomba, poi freme,
poi si ritira, gorgoglia, poi tace.

Sorge la luna, le grido il tuo nome,
ma ecco che il mare lo strappa e lo sbrana;
resta un sospiro fuggevole come
l’eco sommessa d’un’ode lontana.

Sapore salmastro stride sui denti:
ricordo dei baci scabri di rena.
Saperci lontani accresce i tormenti,
Pensarci vicini aggrava la pena.

L’anima rugge, il mare s’arrabbia,
cresce col vento la furia congiunta;
come un gabbiano che rantola in gabbia
stride, si storce, strattona e s'impunta.

Esausta poi l'ira si muta in sgomento,
si sbriciola in schegge, all'aria si perde,
ne inghiotte la notte il triste lamento;
il vento si posa, placa, disperde.

L'eco svanisce, si spegne stremata,
e il mare sussurra sillabe mute.
Resta soltanto la luna gelata
spia di parole per sempre perdute.

Resta dell'acqua una scia sulla terra,
sparsa di ciottoli dal maestrale;
svanito ogni grido, placa ogni guerra,
resta un ricordo più amaro del sale.

domenica 26 marzo 2023

J. R. R. Tolkien - All that is gold does not glitter (Versione italiana in metrica)

Non si tratta di una canzone ma mi era stato chiesto, mi è piaciuta (anche per il fatto che fosse breve) e  mi ci sono cimentato.

Mi sono permesso di non usare lo stesso metro dell'originale e di farla in endecasillabi, perché credo rendano meglio:




All that is gold does not glitter

All that is gold does not glitter,
Not all those who wander are lost;
The old that is strong does not wither,
Deep roots are not reached by the frost.

From the ashes, a fire shall be woken,
A light from the shadows shall spring;
Renewed shall be blade that was broken,
The crownless again shall be king.
Non tutto l'oro al sol sempre scintilla,
e chi vagando va non sempre e' perso.
L'antico se e' possente non vacilla,
e sfugge al gelo il bulbo ben sommerso.

Fiamma verrá, da cenere destata,
luce dall'ombra a rischiarar la via,
la spada infranta tornerà temprata,
e il re senza corona in signoria


Ne ho scritta anche una versione che aderisse piú letteralmente al testo, ma che a me non piace. La metto qui ugualmente, quale preferite?

Non tutto l'oro al sol sempre scintilla,
Non sempre perso è chi vagabonda;
il vecchio se e' possente non vacilla,
Né gela mai radice ben profonda.

Quando verrá, tra cenere destata,
fiamma dall'ombra a partorire luce,
la lama rotta torni rinnovata,
e il re senza corona torni duce.

martedì 6 aprile 2021

Il testo al microscopio: Margherita - Versione olandese (Marco Borsato)

Che ci crediamo o no, le canzoni italiane sono molto apprezzate all'estero.

Non c'e' viaggio all'estero in cui non mi imbatta per caso in qualche brano italiano riproposto (e - dati i miei gusti musicali "datati", chissa' quanti altri me ne sfuggono).

Anni fa, durante un mio viaggio a Taiwan scoprii per caso che la radio passava costantemente una versione de “Il Mondo” cantata da un tale italo-austriaco  Patrizio Buanne  che i locali credevano famosissimo da noi, ma di cui quasi nessuno aveva sentito parlare.

Oppure quella volta in cui stavo su un bus per l'aeroporto e la radio passava non so quale canzone di Zucchero, e solo dopo mi resi conto che la cosa era insolita perche' stavo a Berlino e non in Italia.

In Spagna e Sudamerica, Eros Ramazzotti Raffaella Carra' e Laura Pausini stanno in ogni dove, tanto che una volta, un amico spagnolo, sentendo “ma che bello far l’amore da Trieste in giu’ ” si sorprendeva del fatto avessero fatto una versione italiana de “"para hacer bien el amor hay que venir al sur" (quando era piuttosto il contrario).

Dal momento che il blog si occupa di traduzioni/adattamenti musicali - anche se perlopiu' mie -, potrebbe essere interessante trattare anche qualche curiosita' legata alla  musica leggera in genere, non necessariamente limitandosi alla commedia musicale (piu' che per fare un'analisi del testo dal punto di vista metrico, per notare come un'identica "ossatura" musicale venga "vestita" in maniera diversa da autori diversi in lingue diverse).

A questo proposito vi voglio presentare un cantante poco conosciuto da noi, famosissimo in patria (Paesi Bassi), di cui manco io conoscevo l’esistenza fino a pochi mesi fa - cioe' finche' non ho raggiunto un livello decente d'olandese: Marco Borsato.

Padre italiano e madre olandese - leggo da wikipedia -, visse diversi anni in italia dove gestiva col padre un ristorante sul Garda, poi decise di tornare nei Paesi Bassi per tentare la fortuna come cantante.  Inizio’ cantando canzoni italiane, ma senza sfondare; poi inizio’ a cantare canzoni italiane tradotte in olandese, e li’ il successo divenne tanto travolgente che oggi riempie gli stadii (chiunque studi la lingua avra' avuto l'occasione di ascoltare una canzone sua o di Andre Hazes (padre)  - che pure ha "importato" diversi brani nostri - durante una lezione).

In generale i risultati di queste versioni sono buoni, per quanto si distaccano totalmente dall’originale, hanno un testo che non mi dispiace. Per questo articolo ho scelto la versione olandese di Margherita di Riccardo Cocciante (nella traduzione ho cercato d'essere abbastanza letterale).

Una delle ragioni per cui ho scelto Margherita e' che questa e' quarta lingua in cui la canzone viene tradotta: Il brano in italiano - scritto da Marco Luberti - fu cantato da Cocciante anche in francese, e - successivamente - spagnolo. Le tre versioni iniziali incise da Cocciante hanno lo stesso significato generale: mentre la versione Italiana e francese presentano alcune differenze stilistiche, quella spagnola e' la versione italiana presa verso a verso e ritoccata "quel tanto che basta per adattarsi alla lingua" (ma questo meriterebbe un articolo a parte).






"Margherita""Margherita" (het kaartenhuis)Margherita (il castello di carte)
testo di: Marco Luberti testo di Han Kooreneef e Leo Driessen
. ..
Io non posso stare fermo In de verte spreekt een stem In lontananza parla una voce
con le mani nelle mani Die ik herken van onze ruzies Che riconosco dai nostri litigi
Tante cose devo fare prima Over kleine misverstanden Su piccoli malintesi
che venga domani Over grote desillusies Su grandi disillusioni;
E se lei già sta dormendo En ik hoor de kille klanken E sento i suoni freddi
io non posso riposare Van jouw ingehouden woede Della tua rabbia repressa.
Farò in modo che al risveglio Maar wat kan ik meer dan janken Ma cosa posso fare se non piangere
non mi possa più scordare Als ik dit niet kon vermoeden? Perche' non mi aspettavo tutto questo?
. ..
Perché questa lunga notte, In een waas hoor ik je zeggen In una nebbia ti sento dire
non sia nera più del nero Dat je alles op wilt geven Che vuoi rinunciare a tutto
Fatti grande dolce luna Dat je alles met je meeneemt Che stai portando via con te
e riempi il cielo intero Wat me lief is in dit leven Cio' che amo in questa vita;
E perché quel suo sorriso En ik luister hoe jouw woorden E ascolto come le tue parole
possa ritornare ancora Langzaam opgaan in de zinnen Lentamente si fondono nelle frasi
Splendi sole domattina Die me treffen als een bliksem Che mi colpiscono come un fulmine
come non hai fatto ancora Met vernietigende kracht Con forza devastante.
. ..
E per poi farle cantare, Deze kilte maakt me gek Questa freddezza mi fa impazzire
le canzoni che ha imparato En dit gevoel is angstaanjagend E questa sensazione è terrificante
Io le costruirò un silenzio Maar je woorden malen verder Ma le tue parole mi schiacciano ancora di piu'{1}
che nessuno ha mai sentito En m'n ogen kijken vragend E i miei occhi guardano increduli {2}.
Sveglierò tutti gli amanti, Waarom zei je mij niet eerder Perché non mi hai detto prima
parlerò per ore ed ore Dat je zo van me vervreemd was Che ti ero cosi' indifferente?
Abbracciamoci più forte, Waarom sprak je over liefde Perché hai parlato di amore
perché lei vuole l'amore Als je nooit van mij gehouden hebt? Se non mi hai mai amato?
. ..
Poi corriamo per le strade Ik verlies het van de wanhoop Sto perdendo la testa per la disperazione
e mettiamoci a ballare En ik voel m'n tranen branden E sento le mie lacrime bruciare
Perché lei vuole la gioia, En ik zou niets liever willen E non vorrei nient'altro al mondo
perché lei odia il rancore Dan m'n hoofd weer in jouw handen Che avere di nuovo la mia testa tra le tue mani,
E poi coi secchi di vernice Maar wat tot een uur geleden Ma una cosa che fino a un'ora fa
coloriamo tutti i muri Nog zo veilig heeft geleken Sembrava una cosa cosi' certa e sicura
Case, vicoli e palazzi, Is een hele grote leugen Non e' altro che una grossa bugia
perché lei ama i colori En een kaartenhuis gebleken E si e' rivelata un castello di carte.
[nel finale le due non coincidono, questa ripete una strofa precedente]
. ..
Raccogliamo tutti i fiori, Het is net of iemand anders È come se un'altra persona
che può darci primavera In jouw lichaam is gekropen Fosse strisciata nel tuo corpo
Costruiamole una culla, En ik heb niet eens gemerkt E io non ho nemmeno notato
per amarci quando è sera Dat die naar binnen is geslopen Che si è insinuata dentro di te
Poi saliamo su nel cielo, Om jouw liefde uit te wissen Per cancellare il tuo amore
e prendiamole una stella En m'n wereld te vernielen E distruggere il mio mondo.
Perché Margherita è buona, Wil er niemand me vertellen [Per favore] che qualcuno mi dica
perché Margherita è bella Dat ik alles heb gedroomd Che ho sognato tutto.

Perché Margherita è dolce,
perché Margherita è vera
Perché Margherita ama,
e lo fa una notte intera
Perché Margherita è un sogno,
perché Margherita è il sale
Perché Margherita è il vento
e non sa che può far male
Perché Margherita è tutto,
ed è lei la mia pazzia
Margherita, Margherita
Margherita, adesso è mia
Margherita è mia
. ..
{1} malen - e' macinare con la mola
{2} vragend - letteralmente, interrogativi

E' interessante notare che - nonostante il titolo - qui Margherita non viene nominata nemmeno una volta (infatti alcune fonti riportano come titolo"il castello/la casa di carte". 

A differenza del testo italiano (che tra tutte le versioni e' - ammetto - quello che mi piace meno) e' un'elegia d'amore un po' esagerata e "impressionista" , quello olandese racconta del momento esatto in cui il rapporto di coppia si rompe, situazione in cui molti di noi probabilmente si sono ritrovati - sara' pure banale, ma trovo molto calzante la descrizione che ne viene fatta.

Ci troviamo davanti alla descrizione dell'ultimo litigio prima della separazione definitiva, in cui uno sta li' imbambolato "con gli occhi che guardano increduli", mentre sentono l'altra persona - quasi come "una voce in lontananza" - che passa in rassegna uno ad uno "i piccoli malintesi" e "le grandi disillusioni" - con una voce di una "rabbia contenuta" "dai suoni freddi" che sembra "scivolare sulle frasi", mentre dice che "vuole rinunciare a tutto e portarsi tutto via con se'", mentre tu d'improvviso ti rendi conto che tutto cio' in cui credevi non era che un castello di carte, che ora viene giu' tutto insieme.

Comparando i due testi, la versione olandese mi sembra piu' coinvolgente, non so, e' un parere personale.


martedì 18 agosto 2020

Felix Gray - Don Juan - L'homme qui a tout - versione italiana


Pubblico questa che avevo scritto una decina d'anni fa, ma che era rimasta in un cassetto (virtuale) perché non riuscivo a trovare una prima strofa che non suonasse proprio tenuta su' con gli stuzzicadenti, alla fine sono riuscito a pensarci qualcosa; niente di memorabile, ma regge.




Originale Italiano
S’il a souvent les yeux d’un ange Vivi illudendoti che avrai
Il a le coeur noir du démon per sempre il mondo ai piedi tuoi,
Mais il a de façon étrange e col tuo fascino otterrai
Cette force de séduction per sempre tutto quel che vuoi;
-
Cette assurance qui dérange Ma il tempo passa e come sai
Cette envie qui ne veut pas mourir Non lascia scampo a chi che sia.
Que tout doit lui appartenir E allora di', cosa farai?
-
Je ne sais pas moi qui le connais Un seduttore che cos'è?
Si un coeur battait sous sa veste Un ladro esperto in cuori altrui;
Si ce n’est pas que je l’aimais Sarto d'inganni e di bugie
Il faudrait que je le déteste di straordinaria abilitá.
-
Je ne pourrais pas l’oublier E un uomo solo che non sa
Même si au fond je le voulais cosa desidera per sé.
Je l’aime autant que je le hais E che non l'ha saputo mai.
-
L’homme qui a tout Cosa farai
mais qui n’a rien il giorno in cui
Celui qui veut tout posséder sopra il tuo viso scoprirai
Sans jamais pouvoir le garder la prima ruga apparsa giá?
-
L’homme qui a tout Cosa farai
Mais qui ne voit rien il giorno in cui
De l’amour qui passe à côté all' improvviso capirai
de lui Sans jamais s’arrêter che presto tutto finirá?
-
S’il a souvent les yeux qui pleurent Quando lo specchio innanzi a te
Ce n’est jamais parce qu’il est triste riflette un altro e non sei tu,
C’est que dans le rôle du menteur abbandonata ogni bugia
Il est le meilleur des artistes quello che resta che cos'è?
-
Mais même moi qui le connais Solo una maschera che ormai
Je ne sais jamais où est l’acteur sul viso tuo non calza piú.
Je l’aime autant que je le hais Avevi tutto ora cos'hai?
-
L’homme qui a tout mais qui n’a rien Cosa farai il giorno in cui
Celui qui veut tout posséder sopra il tuo viso scoprirai
Sans jamais pouvoir le garder la prima ruga apparsa giá
-
L’homme qui a tout Cosa farai
Mais qui ne voit rien Il giorno in cui
De l’amour qui passe à côté all' improvviso capirai
de lui Sans jamais s’arrêter che presto tutto finirá
-
L’homme qui a tout mais qui ne sait rien Ti resterá sará cosÏ
De l’ami qui voudrait lui dire soltanto a farti compagnia
Sans avoir peur de le faire rire la rabbia e la malinconia;
Que s’il a tout ça ne vaut rien Ti resterá sará cosí
S’il ne sait pas donner un peu l' inconfessata volontá
Il ne pourra jamais être deux di una carezza - ma di chi?

mercoledì 12 agosto 2020

Look at the World - John Rutter - Versione Italiana




Versione Italiana eseguita dalla Corale Polifonica Cascinese:

Originale Italiano
Look at the world: Avete mai
Everything all around us visto davvero il mondo?
Look at the world: Avete mai
and marvel everyday guardato intorno a voi?
-
Look at the world: Avete mai
So many joys and wonders notato fino in fondo
So many miracles along our way. tutto il creato ed i tesori suoi?
-
Praise to thee o lord for all creation Guarda a tutti i doni che il Signore
Give us thankful hearts that we may see ci regala nella sua bontá;
All the gifts we share and every blessing che mosaico di armonia e splendore
All things come of thee Egli fa per noi.
-
Look at the earth: Bringing forth fruit and flower Avete mai - visto spuntare un fiore?
Look at the sky: The sunshine and the rain sorriso all'alba o detto al sole addio?
Look at the hills, look at the trees and mountains, Avete mai - corso monti e pianure,
Valley and flowing river field and plain. colline e selve, persi dietro a un rio?
-
Praise to thee o lord for all creation Guarda a tutti i doni che il Signore
Give us thankful hearts that we may see ci regala nella sua bontá;
All the gifts we share and every blessing che mosaico di armonia e splendore
All things come of thee Egli fa per noi.
-
Think of the spring, Think of the warmth of summer Avete mai - pensato alle stagioni?
Bringing the harvest before the winters cold Quando una arriva - un'altra se ne va;
Everything grows, everything has a season e via cosí: tutto rinasce e muore
Til' it is gathered to the fathers fold si muove e danza nell'eternità.
-
Praise to thee o lord for all creation Guarda a tutti i doni che il Signore
Give us thankful hearts that we may see ci regala nella sua bontá;
All the gifts we share and every blessing che mosaico di armonia e splendore
All things come of thee Egli fa per noi.
-
Every good gift, all that we need and cherish È questo il Suo - tesoro piú prezioso,
Comes from the lord in token of his love è questa Terra, e quello che ci dá;
We are his hands, stewards of all his bounty Un dono che, discreto e silenzioso,
His is the earth and his the heavens above mostra l'incanto a chi osservarlo sa.
-
Praise to thee, o lord for all creation. Guarda a tutti i doni che il Signore
Give us thankful hearts that we may see ci regala nella sua bontá;
All the gifts we share, and every blessing, che mosaico di armonia e splendore
All things come of thee Egli fa per noi.
All things come of thee Egli fa per noi.